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                                                          I fenomeni endogeni della zona di Larderello

       

 

      

Cenni Storici - Già nel Paleolitico, fumarole, lagoni, soffioni, sorgenti d' acqua calda ed esalazioni di gas erano noti. Fenomeni suggestivi, attribuiti forse a divinità sotterranee che successivamente vennero utilizzate da etruschi e romani soprattutto per le cure termali; vicino Larderello si trovano due importanti stabilimenti, le Aquas Volaternas e le Aque Populanie.  Nel Medioevo l'esistenza, nelle campagne intorno al paese di Montecerboli ( l'attuale Larderello ) e di Castelnuovo Val di Cecina, di numerose fratture e fenditure nel terreno da cui fuoriuscivano vapori acri e fetidi che ristagnando infestavano la vallata, e coprivano in alcuni punti le rocce, cotte e calcinate, di solfo e in particolare quando le esalazioni erano più intense, davano al visitatore l'impressione di essere in un inferno dantesco; per questo, la valle dove ora sorge Larderello fu chiamata Valle del Diavolo.           In tale periodo ripresero anche l'estrazione e l'uso dei prodotti associati alle manifestazioni geotermiche. Un mercato che divenne fiorente nel rinascimento, tanto da generare continue dispute tra le varie città toscane per il possesso delle aree termali. All'epoca venivano studiate e applicate le proprietà terapeutiche dell' acido borico, delle acque, dei fanghi ed esalazioni gassose, nella cura delle più varie malattie.  Nella seconda metà del settecento, in seguito alla scoperta dell' acido boracico nei lagoni, iniziarono i primi tentativi di sfruttamento economico.

Nel 1799, Paolo Mascagni, celebre anatomico, fisiologo e chimico, descriveva il metodo, da lui brevettato, per l' utilizzazione del calore naturale a mezzo di caldaie metalliche interrate in aree di " manifestazioni fumaroliche ", e suggeriva la possibilità di utilizzare il calore naturale per l' evaporazione delle acque dei lagoni.     Nel 1812 fu costituita la prima società che tentasse l' utilizzo industriale dei sali borici delle manifestazioni di Larderello con i metodi proposti da Mascagni, che purtroppo fallì l'esperimento per ragioni organizzative ed economiche.

Nel 1818 fu Francesco Giacomo Larderel, un commerciante di origine francese ad impiantare presso Montecerboli un nucleo industriale per la produzione del borace. In pochi decenni l' industria boracifera, grazie alle continue innovazioni tecniche, divenne un modello d'avanguardia nel panorama industriale e tecnologico toscano. Fu così che nel 1846 il grnduca Leopoldo II, per rendere omaggio al fondatore dell' industria boracifera, dette ad un abitato della zona il nome Larderello. Altre fabbriche furono costruite a Lustignano, Serrazano, Monterotondo, Castel Nuovo, Sasso e Lago.

Nel 1904 il Principe Ginori-Conti riuscì a trasformare la forza del vapore in energia elettrica accendendo cinque lampadine. Undici anni dopo, nel 1915 entrò in esercizio la prima centrale geotermica, con torri di raffredamento in legno. Da allora fino ad oggi, tale attività ha subito un grande incremento, e ha assunto una notevole importanza in campo energetico, con la ricerca e perforazione di nuovi pozzi per la produzione di vapori caldi e sotto pressione, che si spingono sempre più in profondità, dai 2000 fino agli oltre 4000 metri di un pozzo geotermico, attualmente il più profondo del mondo.

Cenni geologici - Tutta la zona, per circa 200 chilometri quadrati, è interessata dalla circolazione di fluidi geotermici il cui calore è dovuto ad un intrusione magmatica acida che è stata trovata nelle perforazioni, in vari luoghi, a oltre 7 km. di profondità. Tale massa magmatica, legata alle fasi tardive dell' orogenesi alpina, ha dato luogo in superficie, ad attività vulcanica primaria e secondaria.  Il calore sprigionato da questa massa magmatica ad alta temperatura ( oltre 600° C. ), fa si che le acque vadose circolanti in profondità vengano trasformate in vapore ad alta pressione ( fino a 35 atm. ) e temperatura ( fino a 260° C. ).

Perchè questo fenomeno avvenga, sono necessarie tuttavia particolari condizioni geologiche che si trovano in questa parte della Toscana, cioè un complesso roccioso che possa fare da " serbatoio " ed una copertura sufficientemente impermeabile. Infatti, in questa zona troviamo, a partire dal basso:

  1. Un complesso basale scarsamente permeabile del Paleozoico e del  Triassico, composto da filladi, quarziti, conglomerati posti sopra gneiss e micascisti.

  2. Un complesso carbonatico del Triassico-Giurassico, costituito prevalentemente da calcare cavernoso, una serie evaporitica permeabile per fratturazione, e adatto, per la sua struttura, a costituire il serbatoio dell'area geotermica.

  3. Un complesso terrigeno, composto da argille varicolari e superiormente da un flysch arenaceo del Cretaceo Superiore-Oligocene.

  4. Un complesso costituito da formazioni di natura prevalentemente argillosa e marnosa in facies di flysch, di età variabile da Giurassico Superiore all' Eocene. Questa formazione costituisce la copertura dell' acquifero principale, ed in essa possono svilupparsi sistemi di circolazione secondari in corpi ofiolitici o carbonatici.

  5. Un complesso sedimentario neogenico terrigeno, che contribuisce a rendere impermeabile la copertura.

Dai vapori e dalle soluzioni ricche di sali che fuoriescono dai numerosi soffioni artificiali o dalle fratture naturali del terreno, sono stati isolati decine di minerali. Tali minerali però, proprio perchè si sono cristallizzati molto rapidamente da soluzioni sature, si presentano in genere come croste e infiorescenze microcristalline o terrose che si depositano sui tubi, nelle vasche di decantazione o alle bocche delle fumarole naturali.


                                                             Minerali Rinvenuti


AMMONIOBORITE - Si presenta sotto forma di masserelle bianche, compatte, microgranulari. Composte da cristalli microscopici appiattiti.  
BIRINGUCCITE - Rinvenuta sotto forma di lamine sottili colore dal giallo-arancio al giallo-grigio.  
LARDERELLITE - Si trova in aggregati di cristalli romboidali appiattiti, bianchi o gialli per impurità.  
NASINITE - Rinvenuta sotto forma di minuti granuli.  
SANTITE - In granuli nelle incrostazioni naturali.  
SASSOLITE - In lamine o piccole scaglie perlacee di colore bianco, untuose al tatto.  
SBORGITE - Isolata in minuti granuli nelle incrostazioni.  
THENARDITE - Rinvenuta in crosticine stalattitiche biancastre.  
TINCALCONITE - In bei cristalli pseudo ottaedrici con dimensioni intorno al centimetro.  
BOUSSINGAULTITE - Si presenta compatta, in incrostazioni di colore rosa-giallastro o incolore trasparente.  
BORACE - In bei cristalli prismatici tozzi di dimensioni da 1 a 3-4 cm., ad abito complesso, ialini o biancastri.  
GINORITE - Trovata in fibre bianche compatte e lucenti.  
MASCAGNITE - In croste microcristalline giallastre.  
ALUNITE - Trovata come afflorescenze e croste fibrose verdastre che si formano intorno ai soffioni.  
EPSOMITE - In crosticine stalattitiche biancastre.  
MOHRITE - Trovata a Travale in incrostazioni verde-grigiastre.  
GESSO - In croste di vario spessore costituite da cristalletti malformati bianchi o colorati in rosso, bruno, giallo per inclusioni.  
MELANTERITE - Rinvenuta in afflorescenze e croste fibrose verdastre che si formano attorno ai soffioni.  
SOLFO - In croste o cristallini aciculari estremamente delicati.  
CALCITE - In concrezioni microcristalline o stalattitiche.  

                                                                                           


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005