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                                                                        Sorgente solfurea di Micciano

Tra le numerose putizze presenti nella zona, legate, come gli altri fenomeni endogeni alle ultime fasi del magmatismo pliocenico, la sorgente solfurea di Micciano emerge come importanza. Posta circa 1,5 km. a SW di Micciano sul versante settentrionale della stretta e boscosa valle del Fosso Adio, da quota 375 fino a circa quota 275, vi si accede dalla strada in terra battuta che porta da Micciano al paese di Querceto. La zona era già conosciuta agli studiosi di mineralogia del secolo scorso (Jervis 1874, D'Achiardi 1873) per la presenza di antimonite, ocre di antimonio e solfo.

Lo solfo fu oggetto di un modesto sfruttamento per usi agricoli e per la preparazione di pomate medicinali. Nella zona furono fatti anche saggi e ricerche per lo sfruttamento dell'antimonite e degli ossidi di antimonio che sono piuttosto abbondanti e diffusi in sacche e fratture delle rocce silicizzate, ma la scarsa consistenza del giacimento sconsigliò qualsiasi tentativo di sfruttamento industriale.

Cenni Geologici - Nell'area considerata affiora un complesso alloctono diviso in due unità stratificate; il Complesso Ofiolitico e la Formazione di Lanciaia. L'unità stratigrafica, sede della mineralizzazione, è quella di Lanciaia, costituita da tre unità litologiche che dall'alto verso il basso comprendono:

  • Conglomerati e brecce quali prodotti di smantellamento del complesso ofiolitico. Questa unità è anche sede della mineralizzazione ad antimonite lungo la faglia che la mette a contatto con l'unità più bassa comprendente arenarie e marne.

  • Siltiti, arenarie e marne, affiorano limitatamente nei pressi di Micciano e lungo il Torrente Adio.

  • Arenarie quarzose e calcari arenacei e marnosi.

Il giacimento si estende in direzione NW-SE per una lunghezza di circa 200 metri e per una larghezza intorno ai 40-60 metri.          L'affioramento è caratterizzato da manifestazioni idrotermali e gassose con emissioni di idrogeno solforato e in minore quantità di anidrite carbonica.  Le mineralizzazioni si localizzano lungo una faglia principale con vergenza appenninica, in particolare lungo le pareti della faglia e nelle rocce a struttura brecciata presenti ai lati di tale faglia.  La mancanza di un'adeguata copertura di tetto impermeabile, che potesse arrestare i fluidi in risalita, ha presumibilmente impedito la deposizione di antimonite in concentrazioni sufficienti per permettere una coltivazione del giacimento. I fluidi epitermali che hanno originato la mineralizzazione a solfuri metallici si legano alla circolazione di acque prevalentemente vadose, riscaldate e arricchite in fluidi mineralizzanti secondo i processi genetici idrotermali caratteristici anche di altri giacimenti minerari presenti nella zona.

       

 

       


                                                                                          Minerali Rinvenuti

ACTINOLITE - Molto comune, forma masse di un bel colore verde smeraldo anche intenso nelle rocce gabbriche alterate, sostituendo completamente il pirosseno primario, del quale mantiene spesso perfettamente la struttura. Talvolta si presenta in ammassi scagliosi o terrosi di colore verdastro.  
BARITE - Abbondante, in forma di ammassi e filoni fino oltre 50 centimetri di spessore. Nelle cavità e nelle fessure, forma cristalli fino a 2 cm., tabulari, lamellari, in fitti aggregati a ventaglio, di colore bianco opaco, spesso coperti da quarzo microcristallino. Raramente si possono trovare cristalli isolati con abito tabulare, poggianti su calcare o gabbro silicizzato. Raramente, in alcune piccole cavità nella barite compatta, sono stati individuati cristalli di 1-2 mm., lucenti, lievemente azzurrognoli con abito tozzo e assai complesso.  
BLENDA - Si trova inclusa nei filoncelli baritici sotto forma di mosche e masserelle di dimensioni fino a circa 1 cm. di colore bruno chiaro o giallo miele. Raramente, nelle fessure dei filoncelli, sono stati trovati, fra le lamelle di barite, cristalli di blenda con facce opache, di dimensioni fino a 4 mm.  
DOLOMITE - Minerale poco comune, si rinviene talvolta nelle cavità dei gabbri silicizzati, dove forma piccoli cristalli con abito romboedrico selliforme giallastri, ricoperti da una patina limonitica.  
GALENA - Abbastanza comune, inclusa nei filoncelli baritici in masserelle e, nelle rare fessure, forma piccoli cristalli ad abito cubottaedrico fino a 1 centimetro di spigolo. La superficie delle facce appaiono scabre, opache, ricoperte da prodotti di alterazione.  
GESSO - Nella parte bassa del giacimento, in vicinanza dei punti di emissione dei gas le rocce sono talvolta coperte da croste di gesso in piccoli cristalli ialini, con abito prismatico e facce corrose. In altri punti, dove sono presenti materiali argillosi grigi fra i calcari silicizzati, si possono trovare cristalli isolati grigiastri fino a 2-3 centimetri, corrosi, a losanga o a ferro di lancia.  
KLEBELSBERGITE - Trovato su alcuni campioni di antimonite alterata, o nelle cavità del calcare silicizzato, dove si presenta in ciuffetti aciculari di circa 1-5 mm. di colore bianco-giallastro, talvolta ricoperti da sottili patine rosso vivo di metastibnite.  
MARCASITE - E' presente nella parte bassa del giacimento sotto forma di masserelle tondeggianti, di colore grigio-verdastro. spesso appare completamente alterata.  
METASTIBNITE - Sopra i cristalli di antimonite e talvolta anche nelle rocce che le fanno da matrice, sono quasi sempre presenti sottili patine di colore rosso vivo  
PERETAITE - Questo rarissimo minerale secondario di antimonio, scoperto nel giacimento di Pereta, è stato individuato sotto forma di cristallini millimetrici di colore giallo paglierino e lucentezza sericea su cristalli di antimonite profondamente alterata.  
PIRITE - Poco comune, si rinviene prevalentemente come sottili patine microcristalline che incrostano talvolta i cristalli di antimonite. In rari casi è stata trovata con barite compatta, in cristallini ad abito pentagonododecaedrico o cubico, ma anche in rocce silicizzate, in piccoli cristalli ad abito cubico completamente limonitizzati.  
QUARZO - E', con la barite, il minerale più comune e diffuso nel giacimento, tanto da formare, in alcuni settori filoncelli di vario spessore, nelle cui cavità sono presenti campioni cristallizzati. L' abito cristallino mostra generalmente scarso sviluppo del prisma, talvolta assente. I cristalli, variano da 1 a 3 centimetri, hanno colore biancastro o bruno chiaro per sottili patine di ossidi di ferro.  
ROMEITE - Come prodotto di alterazione dell'antimonite è stato rinvenuto in una piccola trincea di assaggio ai margini della parte più alta del giacimento, nei calcari silicizzati. Si presenta come masserelle fibrose, terrose, di colore giallo vivo, che incrostano i cristalli di antimonite, o li sostituiscono completamente.  
SCORODITE - E' stato rinvenuto in alcune piccolissime cavità di un gabbro fortemente alterato e silicizzato, sotto forma di globuletti microcristallini vitrei, di colore verde o giallastro.  
STIBICONITE - Associata ad altri ossidi di antimonio, la stibiconite è molto diffusa nella putizza. In particolare in una sacca nella parte alta del giacimento, dove formava pseudomorfosi, anche notevoli, su antimonite, con gruppi raggiati fino a 15-20 cm. di lunghezza. Il minerale si presenta in croste di colore da biancastro a giallo-bruno, compatte o con consistenza terrosa che sostituiscono, parzialmente o totalmente, i cristalli di antimonite.  
ANTIMONITE - E' il solfuro più diffuso del giacimento. Cristallizza nelle fratture che tagliano i gabbri e i calcari silicizzati, riempiendo le cavità con gruppi di cristalli intrecciati di dimensioni talora rilevanti. Il colore è grigio piombo, l'abito prismatico, le facce fortemente striate opache per incipiente alterazione, o coperte da patine di pirite criptocristallina. I cristalli hanno dimensioni fino a 15 centimetri. In rari casi sono stati estratti gruppi di cristalli intrecciati di oltre 35 x 20 centimetri. Spesso è completamente trasformata in stibiconite o romeite, oppure è ricoperta da patine anche consistenti di metastibnite rossa.  
VALENTINITE - E' stata trovata sotto forma di scagliette madreperlacee bianco-giallastre di dimensioni inferiori al mm. talvolta in aggregati globulari, su antimonite alterata.  
SOLFO - Diffuso e abbondante tanto che ne fu tentato un modesto sfruttamento. E' un minerale di neoformazione in vari settori del giacimento, dove costituisce croste colloidali o criptocristalline, talvolta di notevole spessore. Il colore va dal giallo al giallo grigiastro, la lucentezza da opaca a vitrea. In rari campioni i microcristalli mostrano un vivace colore rosso.  
Sono stati inoltre segnalati: Cerussite, Anglesite, Bournonite e Tetraedite.

                                                                                                                                         


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005