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                                                                                           Saline di Volterra

        

 

       

L'osservatore che si fosse trovato sull'altura di Volterra appena emersa dall' acqua, avrebbe visto intorno a sé una vasta distesa marina dalla quale emergevano come una grande isola i monti di Montecatini e Riparbella e i promontori formati dai monti di Libbiano - Micciano e della Sassa.  Infatti, nel Miocene, estesi tratti di mare hanno ricoperto l'attuale Val di Cecina e tutte le altre valli fluviali della Toscana fino ai piedi dell' Appennino.  Successivamente con la chiusura e l'evaporazione di questi laghi salati, ricoperti poi da sedimenti del Pliocene, si sono formate grandi lenti di salgemma e gesso.

Fu il granduca Pietro Leopoldo, nella seconda metà del 1700, a fare di Volterra una delle capitali mondiali per l'estrazione del sale. Che sotto le rupi rese famose dagli etruschi si celassero imponenti giacimenti di salgemma era notizia risaputa da tempo. Storici e narratori romani, del calibro di Plinio e di Galeno avevano descritto nelle loro opere le immense potenzialità delle saline di Volterra. E proprio da Volterra nel  981 partirono alla volta della Sassonia alcuni tecnici, colà chiamati dall' imperatore Ottone II, desideroso di creare delle moderne saline presso le sorgenti di acqua salsa scoperte nella località di Halla.   Intorno all' anno mille l'attività entrò in crisi; crisi che peraltro si protrasse per alcuni secoli, fino al citato intervento di Pietro Leopoldo. Il monarca asburgico strutturò le saline come un moderno complesso industriale, con impianti per l'estrazione e la lavorazione del sale. Memore poi dei suoi studi ab' hitettonici, il Granduca fece costruire, sul modello della nascente industria inglese, una sorta di villaggio operaio, con tanto di ambulatorio  medico e di chiesa.

L'estrazione del minerale, effettuata nel Medioevo con la semplice evaporazione dell'acqua satura di sale che scaturiva da varie sorgenti, e proseguita nel secolo scorso e all'inizio dell'attuale con lo scavo di pozzi da dove veniva estratta l'acqua salata, continua oggi con il metodo Frasch, il quale consiste nell' immissione mediante perforazione di acqua a pressione che raggiunge le lenti di salgemma e solubilizza il sale ritornando in superficie sotto forma di salamoia. Questa viene successivamente convogliata mediante tubature agli stabilimenti di Rosignano Solvay, dove viene utilizzata per la produzione della soda e a quelli di Saline dove viene preparato il sale raffinato per uso alimentare.

Nelle argille Plioceniche e Mioceniche è frequente il gesso cristallizzato, mentre il gesso saccaroide viene estratto industrialmente dalle cave di Buriano e in altre zone nei dintorni di Volterra, dove affiorano anche formazioni di alabastro gessoso che è stato usato fin dall'antichità per lavori artigianali.


                                                       Minerali Rinvenuti


Gesso - Nelle argille sono stati rinvenuti cristalli con abito prismatico o tabulare di dimensione fino a 5 cm. spesso compenetrati, con facce nitide, talvolta ialini, ma generalmente grigiastri per inclusioni argillose. Nei tubi di trasporto delle soluzioni saline, cristallizza comunemente a formare eleganti druse di cristalli prismatici anche fino a 10 cm. con facce nitide e lucenti, grigiastri-verdastri per inclusioni argillose, talvolta geminati a ferro di lancia.  
Salgemma - Rinvenuto normalmente in forma spatica, in casi sporadici è stato trovato in qualche vasca di decantazione in cristalli associati a gesso in fitti intrecci.  

                                                                                                                                                         


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005