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                                               PREFAZIONE

Le "materie minerali" sono state impiegate dall'uomo ancora prima che si affermasse la specie Homo Sapiens e dunque molto antiche sono le prime conoscenze acquisite su questi prodotti della natura. In epoca greco-romana il progresso delle conoscenze consegue alle prime applicazioni pratiche: metallurgia, materiali da costruzione, terrecotte, prodotti di impiego medico, ecc.

Gli utilizzi "farmacologici" sono giusto quelli che, più degli altri e come peraltro si verificava per le piante, promuovono la ricerca di sempre nuovi materiali stimolandone uno studio approfondito. E tuttavia il progresso delle conoscenze non è rapido: basti, come esempio, la notizia che negli scritti medici del cosidetto "corpo ippocratico" risalenti al IV secolo A.C., si trovano citati circa 75 minerali diversi, mentre dagli scritti di Agricola si deduce che nel XVI secolo, cioè dopo quasi 2000 anni, erano noti circa 80 minerali diversi. Lo sviluppo delle scienze della terra in senso moderno deve dunque attendere il XVII secolo per muovere i primi timidi passi, attraversare il XVIII in un alternarsi di nuove intuizioni e di strade a fondo cieco, ed approdare quindi al XIX secolo per crescere rapidamente.

In tutto questo grande percorso, senza dubbio la Toscana ha dato un considerevole contributo, in quanto rappresenta certamente la regione della penisola più dotata di concentrazioni minerali, ed è stata con la Sardegna anche la più ricca di industrie estrattive.

Nella regione possiamo distinguere sostanzialmente sotto l'aspetto minerario quattro zone principali: le Alpi Apuane, ricche in particolare di marmi pregiati ma anche di interessanti  giacimenti di piombo, zinco e di mercurio. Le Colline Metallifere, che disponevano di notevoli giacimenti di pirite, antimonio e piombo, zinco e rame. Val la pena menzionare il salgemma di Volterra, l'acido borico prodotto dai famosi soffioni di Larderello, esempio quest'ultimo, unico al mondo. La zona del Monte Amiata, ricca di antiche miniere di mercurio e antimonio e l'Isola d'Elba, con i suoi giacimenti di ferro, già conosciuti e sfruttati dagli etruschi e dai romani, nonchè i filoni pegmatitici, famosi in tutto il mondo per i campioni unici per bellezza e rarità.  Sono presenti inoltre, masse ofiolitiche 'sradicate' e prive di legami geologici con le strutture tettonici sottostanti così da arricchire il complesso delle argille scagliose e delle masse calcaree e carbonatiche.

Una così ricca distribuzione di ritrovamenti minerari, consente senza dubbio, sia allo studioso che al collezionista, di reperire in questa regione buoni  campioni, sia di interesse estetico sia di specie rare e che presentano perciò un notevole interesse scientifico.

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