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La zona del Monte Amiata Fino alla età del XIX secolo, quando cominciarono le attività di sfruttamento delle miniere cinabrifere, l'Amiata rappresentava una delle zone più povere della Toscana. Al confine fra Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, le sue condizioni di isolamento rispetto alle vie di comunicazione erano tali da aver indotto Duccio Tabet nel 1936 a parlare dell'Amiata come di una sorta di ' isola in terra ferma '. Completamente rivestito di boschi, con i principali centri abitati posti a corona della montagna fra i 600 e gli 800 metri di altezza, il territorio amiatino traeva sussistenza da una limitata agricoltura e da un'ancor più modesta pastorizia. A metà ottocento cominciarono le ricerche minerarie di mercurio e si impiantano i primi centri di estrazione. L'avvio dell'attività mineraria non comportò tuttavia mutamenti profondi, sia perchè molte delle ricerche avviate venivano interrotte dopo poco tempo, sia perchè anche le iniziative più solide non arrivarono mai a coinvolgere un numero elevato di minatori. Le miniere di mercurio dell'Amiata, per la loro particolare localizzazione e per il tipo peculiare di lavorazione, hanno un carattere che le differenzia rispetto agli altri impianti minerari in genere. Normalmente in questi il minerale viene estratto e trattato altrove, nelle miniere amiatine invece la lavorazione si svolge sul posto, dando luogo all'integrazione della miniera con l'impianto metallurgico di trattamento. Ciò dipende da diversi motivi: Il primo è dato dalla lontananza delle miniere dalle grandi vie di comunicazioni; i giacimenti sono stati spesso individuati in luoghi impervi, in mezzo ai boschi, lontano dalle grandi vie di comunicazione; il costo del trasporto rappresentava pertanto una variabile importantissima nella gestione economica della miniera. E' stato proprio per risparmiare sul costo del trasporto che è scattata la convenienza a trattare il minerale sul posto; il grezzo delle miniere di mercurio è un tipico 'materiale perdente peso' attraverso la lavorazione, ricordiamo che ad Abbadia erano necessarie 7.0 tonnellate di minerale per produrre una sola bombola. Inoltre il trattamento metallurgico sul luogo di estrazione consentiva di risparmiare non soltanto sul costo di trasporto dello sterile, ma anche del combustibile. All'inizio i forni di arrostimento del minerale funzionavano a legna; i forni a storte della miniera del Cornacchino consumavano 8 quintali di legna di castagno per circa 300 kg. di minerale, il che voleva dire che per una data quantità di minerale occorreva una quantità 2.7 volte più grande di legna per l'arrostimento. Nella tradizione culturale della toscana meridionale il Monte Amiata è sempre stato "la Montagna". La sua duplice cupola, con la vetta di levante più alta e massiccia, domina tutto il panorama regionale. Chiude a mezzogiorno la distesa uniforme delle Crete Senesi per chi guarda dal Chianti, si eleva al di sopra di tutti i rilievi maremmani per chi dalla costa osserva l'interno. Perde invece la sua duplicità alla vista da est e da ovest da dove appare come un corpo unico. La parte alta del Monte Amiata è n vulcano spento. Nella bella descrizione che ne faceva Bernardino Lotti, nella sua Geologia della Toscana (1910), la cupola vulcanica veniva tratteggiata cosi: " Nel complesso la massa trachitica presentasi alla superficie come un cumulo gigantesco di smisurati blocchi, più o meno arrotondati e solo nei punti culminanti e nelle bauze, ove maggiore fu la denudazione, si osserva nella roccia una divisione prismatica, non che una struttura stratiforme. Nel Fosso delle Bagnare presso Santa Fiora tale struttura è regolarissima e le divisioni degli strati sono contrassegnate da una colorazione giallastra. In generale può dirsi che la struttura stratiforme della massa eruttiva è costante e ben marcata in tutta la parte periferica dello espandimento fra Santafiora e le Bagnare ed in questo tratto la massa termina con pareti a picco, chiamate le Ripe, ove sono aperte in gran numero escavazioni di Pietra....." seguiva poi per qualche pagina una minuta individuazione delle differenze petrografiche, mineralogiche e anche tattili e cromatiche, visibili da un lato all'altro del vulcano. Per molto tempo il minerale è stato la materia prima che ha trasformato, generazione dopo generazione, una parte dei figli di un popolo montanaro e contadino in operai e minatori. La storia delle miniere, delle gallerie, del salario difficile, delle morti al buio hanno colmato di se la memoria collettiva. Nell'Amiata, le oscillazioni dei prezzi del mercurio e le innovazioni tecnologiche per estrarlo, davano e toglievano il pane. Ma il cinabro era anche una presenza domestica, di cui non si sospettava l'effetto inquinante: nelle campagne è stato a lungo diffuso tra le massaie l'impiego degli scarti per dare un rosso vivo ai pavimenti di mattone. |
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