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                                                          Miniera Solforate Schwarzenberg

      

 

     

Cenni Geologici - Il torrente Scabbia, affluente di sinistra del Fiume Fiora, nel suo bacino superiore, alla quota di metri 700 slm. prende il nome di Fosso delle Solforate a causa delle potenti putizze presenti in questa località. Sulla sinistra del torrente si trova la miniera delle Solforate Schwarzenberg e sulla destra la miniera elle Solforate Rosselli. Il terreno è costituito da galestri e calcari dell'eocene superiore interrotti. Ci troviamo di fronte ad elementi di un primitivo banco calcare roto in tanti blocchi rimasti in mezzo al galestro. Tale caratteristica è simile a quella presente nella miniera Solforate Rosselli ed Abetina. A contatto tra i calcari e i galestri, o in seno ai calcari medesimi, si trovano ammassi o lenti di argille cinabrifere. Vene di cinabro si trovano nelle spaccature dei calcari o nelle cavità, associate a cristalli di calcite, gesso e pirite. Per quanto riguarda la genesi di questo giacimento vale quanto descritto per la miniera Solforate Rosselli ed Abetina dal momento che esse, insieme a questa miniera, costituiscono un unico giacimento, diviso solo per una questione di proprietà e non di geologia.

Cenni Storici - Questa miniera fu lavorata probabilmente in epoca molto remota, come risultò dal rinvenimento di vecchie armature comparse durante i primi lavori e che furono considerate, per la natura del legname e del modo di collocamento delle strutture, risalenti a un periodo molto antico. In epoca moderna le prime ricerche furono eseguite nel 1852 dalla Società Industriale Stabilimento Mineralogico Modigliani, proprietaria della miniera del Siele, che acquistò i diritti di escavazione delle Solforate dal Duca Sforza Cesarini. Iniziati i lavori di esplorazione e avendo trovato un minerale con tenore compreso tra l'1 e il 3% si passo all'estrazione del mercurio metallico con un forno a storte costruito sul posto. In seguito a contrasti con la Contea di S. Fiora la miniera ritornò sotto il controllo del  Duca Sforza con tutte le attrezzature e gli edifici costruiti dalla Società Modigliani.         Nel 1860 i lavori vennero ripresi dallo stesso Duca che riuscì a produrre 60 bombole di mercurio. Il duca, che non era un imprenditore capace, non riuscì a venderle e quindi, scoraggiato, abbandonò l'impresa.  Circa dieci anni dopo vendette la sua proprietà a Filippo Schwarzenberg, padrone della miniera del Cornacchino, che con la direzione dell'ing. Haupt riprese i lavori nel 1873.  Ad Haupt, già in età avanzata, subentrarono prima il tedesco Carlo Simon e poi nel 1880 Jasinsky, già direttore della miniera del Cornacchino.  Dal 1885 il vecchio forno a storte smise di lavorare e il minerale estratto veniva portato al Cornacchino dove veniva arrostito sempre in forni a storte dopo essere stato arricchito nella  laveria, costruita in quella miniera per minerali a basso tenore di mercurio. Nel 1889 si pensò di riprendere il trattamento in loco costruendo un piccolo forno, ma le difficoltà di estrazione del minerale (a causa delle forti venute d'acqua e della mancanza di energia elettrica necessaria ad alimentare le pompe per la loro eduzione) costrinsero gli eredi Schwarzenberg a vendere la miniera nel 1917 alla società Monte Amiata, a quell'epoca già proprietaria della miniera di Abbadia San Salvatore.

La nuova società riprese i lavori, fu scavato un'altro pozzo, il n. 2, ma le mineralizzazioni raggiunte erano sempre alquanto povere. Nella miniera il materiale veniva estratto sollevandolo lungo una discenderia, costruita nel 1925, mediante un argano elettrico da 450 volt. All'imbocco della discenderia erano installati due ventilatori aspiranti che areavano il sottosuolo artificialmente. L'energia necessaria per la miniera era fornita dalla centrale di Abbadia San Salvatore per mezzo di una linea di trasmissione a corrente alternata. Una grossa fuoriuscita di gas, nel 1930, costrinse la Monte Amiata a fermare i lavori; fino alla crisi del 1932 quando la miniera fu posta in manutenzione; e infine, quando il giorno di Santa Barbara del 1940, crollò il pozzo essa venne definitivamente abbandonata. Fra il 1954 e il 1969 la proprietà fece eseguire una lunga serie di studi geologici, ricerche geofisiche e sondaggi meccanici, tanto che nel 1969 fu riaperta e ripresa l'antica galleria Speranza con ingresso a giorno a quota 702, sulla sinistra del Fosso Solforate.  Come tutte le miniere della Monte Amiata, nel 1974 anche questa passò all' EGAM; successivamente fu ceduta all'ENI che la chiuse definitivamente nel 1982.


                                                  Minerali Rinvenuti


SOLFO - Sottili incrostazioni di colore giallo chiaro sui materiali presenti all'imboccatura di una vecchia galleria situata situata nella "Grande Putizza", da cui fuoriescono copiose emanazioni gassose ricche di acido solfidrico.  
CALCOPIRITE - Microscopiche masserelle di colore giallo-oro, osservate su pietraforte, in associazione con calcite e malachite.  
CINABRO - Durante i lavori di coltivazione era presente nelle argille, nei galestri di copertura e nell'arenaria pietraforte. I campioni reperiti recentemente sono quasi tutti su matrice arenacea grigiastra. Qui il minerale si presenta prevalentemente in forma microcristallina con lucentezza metallica e colorazione dal rosso vivo al rosso fegato, quasi  sempre associato intimamente a macasite. Talvolta si osservano, finemente dispersi nella pietraforte, anche piccoli cristalli idiomorfi e ben isolati, di abito romboedrico.  
MARCASITE - I cristalli di questo minerale possono presentare sia abito prismatico che tabulare, talvolta con terminazione acuminata, spesso riuniti in associazioni policristalline del tipo "a cresta di gallo"; nei cantieri della Grande Putizza sono stati osservati anche individui con abito nettamente lamellare. Il colore è giallo, con lucentezza metallica, frequentemente brunastro in superficie, mentre le dimensioni dei cristalli raramente superano i 5 mm.  
METACINNABARITE - Patine ed esili croste, talvolta microcristalline, di colore nero e lucentezza metallica, su cinabro, in associazione con marcasite, calcite e dolomite.  
PIRITE - E' molto meno frequente della marcasite, sotto forma di piccoli cristalli cubici con colorazione giallo-metallica, in associazione con cinabro e calcite, su arenaria.  
QUARZO - Si presenta in millimetrici cristalli prismatici perfettamente incolori, limpidissimi, spesso biterminati ed adagiati su croste dolomitiche microcristalline color crema, a loro volta sovrapposte a croste calcitiche, su matrice arenacea. Molto interessanti sono anche alcuni cristalli immersi nelle formazioni rotondeggianti bianche di dolomite, i quali presentano un'inconsueta colorazione celeste-grigiognola.  
CALCITE - E' molto comune in matrice arenacea sotto forma di venature bianche e di piccoli cristalli romboedrici incolori, talvolta lenticolari, molto più raramente si osservano anche cristalli prismatici ricchi di facce, biancastri od incolori, su matrice calcarea. Sempre su matrice calcarea sono stati rinvenuti eleganti aggregati di cristalli scalenoedrici bianchi, parzialmente ricoperti da microcristalli romboedrici giallognoli di dolomite.  
DAWSONITE - In passato provenivano da questa miniera ottimi campioni con struttura fibroso-raggiata; oggi è possibile reperire soltanto delle insignificanti spalmature terrose biancastre, su matrice di pietraforte. Qualche formazione microcristallina non alterata è stata rinvenuta in alcuni affioramenti della zona Grande Putizza in associazione con cinabro e marcasite lamellare.  
DOLOMITE - Oltre che in crosta microcristalline di colore bianco-crema, si presenta in stupendi aggregati rotondeggianti di colore bianco candido e lucentezza madreperlacea, formati dall'associazione di piccoli cristalli romboedrici. Il minerale è presente anche nella varietà ferrifera, sotto forma di sottili croste cristalline formate da piccoli individui romboedrici di colore giallo-brunastro.  
MALACHITE - In esili spalmature verdastre rinvenute all'interno di venette di calcite decorrente nella pietraforte, derivante da alterazione di microscopiche masserelle di calcopirite.  
GESSO - Piccoli cristalli prismatici incolori e laminette  selenitiche.  
Sono stati inoltre segnalati: Antimonite - Millerite - Realgar - Orpimento - Fluorite.

                                                                                                                 


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005