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                                                                          Miniera di Reto Montebuono

         

 

 

         

Cenni Geologici-  Questa miniera presenta una mineralizzazione inusuale in quanto sono state trovate mineralizzate le arenarie sovrastanti i galestri. Essa si trova a 2 km. a nord dell'abitato di Montebuono nel comune di Sorano. La geologia che la contraddistingue è abbastanza semplice: l'arenaria superiore ricopre il galestro nella zona del Poggio la Croce, compreso tra le valli del Segno e del Reto. Sotto il galestro si trova una base di calcare nummulitico. La mineralizzazione delle arenarie è  caratterizzata da impregnazioni di cinabro in granelli, pagliuzze o venette che si intrecciano in vari sensi. Con la prosecuzione delle lavorazioni si incontrò il calcare nummulitico che presentava caverne e crepacci imbutiformi riempiti di arenaria argillosa cinabrifera. Queste formazioni risultarono molto ricche, ma dato che i lavori di preparazione per la coltivazione risultavano molto onerosi, si preferì continuare le coltivazioni nelle arenarie di superficie.

Cenni Storici-  Nel 1875 la ditta Menicanti e Scaniglia fondò a Livorno la società Soria & Thabet per l'esplorazione dei terreni di Domenico Paradisi di Pincastagnaio dove, in località Canalone, aveva incominciato ad eseguire delle ricerche di cinabro. Questa società, nel 1885, venuta a sapere da un contadino del luogo che della polvere rossa si era depositata, dopo le piogge autunnali, sulla strada Montebuono-Poggio Bronzino presso la Madonnina, acquistò i diritti del sottosuolo di un ampio terreno e nel 1886 iniziò i primi lavori di ricerca. Questi vennero eseguiti nell'arenaria di Poggio Bronzino sopra il Molino del Reto e incontrarono una mineralizzazione diffusa, ma con un tenore di mercurio alquanto basso (0,2-0,6%). La società, nonostante i risultati alquanto incerti delle ricerche, decise comunque di avviare la produzione di mercurio: vennero scavate trincee, pozzi e gallerie, costruito un lavatoio a mano, in quanto il minerale veniva arricchito con un trattamento gravimetrico, due forni a storte e un forno a fuoco continuo. In questi primi anni di esercizio la miniera produsse una buona quantità di bombole di mercurio (nel 1889 arrivò a produrne 90) e tra sotterraneo e impianto metallurgico occupava più di sessanta operai.  Il basso tenore del minerale, le forti perdite che si avevano durante il lavaggio e la scarsa resa del forno continuo, indussero i proprietari ad installare un forno Cermak-Spirek, il primo di questo tipo ad essere impiantato in Italia e che ha avuto una grande fortuna in tutte le miniere dell'Amiata. Tale forno, che entrò in funzione nel 1889, era capace di trattare ogni 24 ore circa 25 tonnellate di minerale con tenori che potevano scendere anche al 2%.

Nel 1905 il vecchio forno Cermak fu demolito e sostituito da un forno nuovo, progettato, con alcune modifiche e perfezionamenti, dall'ing. Spirek. Esso venne ad aggiungersi ad un forno a torre ed a un forno a muffole utilizzato per il trattamento dei neri. Dato l'isolamento della miniera ( che era una delle poche miniere attive della regione Amiatina a non essere collegata con strade rotabili ne ai centri urbani, ne alla ferrovia) e il basso tenore del minerale, l'attività estrattiva si trascinò stancamente, alternando fasi di lavoro a interruzioni più o meno prolungate, fino al 1928. Nel 1957 la Società Mercurifera Italiana (SMI) provò a riattivarla compiendo una serie di studi geologici ed alcuni saggi preliminari, nel 1964 iniziò alcuni lavori minerari che incontrarono mineralizzazioni povere, irregolari e scarse. Non ottenendo grandi risultati i lavori vennero abbandonati nel 1968 e la miniera chiuse definitivamente.


                                        Minerali Rinvenuti


                                                                                   


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005