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Miniera di Cortevecchia Cenni Geologici- Questa miniera era situata in località Ripacci presso l'abitato di Petricci, alla quota di 450 metri slm. sulla destra del fiume Fiora con i suoi affluenti Rigo e Grossetello. Anche questa miniera ha conosciuto lavorazioni antiche. L'area è geologicamente caratterizzata da una copertura di galestri da cui emergono, in zona Ripacci e, più a valle in zona Olivo, due distinti affioramenti di calcare nummulitico. Sono state queste due masse lenticolari che hanno dato vita alla miniera di Cortevecchia. Nel sotterraneo, in vicinanza del minerale, si trovano argille grigie e detriti di calcare, evidentemente residui della trasformazione dei calcari marnosi per azione dei fluidi mineralizzanti. La stratigrafia incontrata nella miniera è del tutto simile a quella delle miniere di Abbadia e del Morone: ad un letto di scisti policromi si sovrappongono gli stratificati del sottonummulitico e quindi il calcare nummulitico massiccio (bancone). Procedendo verso l'alto troviamo gli stratificati del sopranummulitico, un ulteriore pacchetto composto da argille e detriti calcarei e quindi la copertura costituita da galestri intercalati da calcare alberese. La mineralizzazione è stata rinvenuta nel massiccio nummulitico dei Ripacci con la scoperta di un giacimento di contatto simile a quello del Morone, e nel calcare alberese con un banco mineralizzato tipo Siele-Solforate. L'abbandono delle lavorazioni minerarie e dell'attività esplorativa non ha permesso di individuare orizzonti più vasti. Cenni Storici- Le ricerche furono iniziate nel 1898 poco dopo che la Società Santa Fiora Mercury (costituita a Londra nel 1895 con un capitale di 4 milioni di lire), dei marchesi Carlo Ginori Lisci e Giorgio Fossi, aveva acquistato dal duca Bosio Sforza-Cesarini i terreni e il diritto di sottosuolo. Durante i lavori di ricerca furono rintracciati tre giacimenti: quello della Querceta, quello della Frana e quello di Maria Bianca, nei quali, si iniziò la prima attività di coltivazione che permise nel giro di poco tempo di produrre una quantità di minerale sufficiente ad attivare la produzione. Vennero subito installati un forno a tino ed uno del tipo Cermak-Spirek che incominciarono, nel 1900, a produrre il primo mercurio. Il forno Cermak-Spirek venne modificato da un tecnico della miniera del Siele, un certo Alessandro Rabezzana, per adattarlo al tipo di minerale che doveva essere trattato. Esso consisteva essenzialmente in un forno doppio, composto da due tini a sezione quadrata di 1,2 metri di lato separati da una parete di 60 cm. di spessore e alimentato con carbone vegetale; il muro mediano immagazzinava il calore regolarizzando così il funzionamento. Il forno era munito di uno speciale apparecchio di caricamento, disposto in modo da rendere minima l'uscita dei gas nel momento della ricarica. Esso era appoggiato su pilastri superiormente protetti da una corrazza in lamiera per evitare la penetrazione del mercurio nelle fondazioni. Un canale di ghisa collegava il foro al condensatore di tipo Cermak a quattro file. Il forno trattava da 14 a 15 tonnellate di minerale al giorno con un consumo del 2% di combustibile. Nel 1905, l'intero stabilimento venne acquistato dalla Società Monte Amiata. Nel 1908 impiantò un'argano elettrico della potenza di 16 cv. al pozzo Isabella per l'estrazione dei vagoncini e trasportò l'energia elettrica dalla miniera di Abbadia San Salvatore con una linea lunga più di 18 chilometri. Nonostante questi primi investimenti la società nel 1911 decise di chiudere la miniera, non tanto per esaurimento quanto per l'esiguità del giacimento e per il basso tenore del minerale. Negli stessi anni la Monte Amiata costruì, nelle vicinanze, la fattoria a tutt'oggi funzionante. Verso la fine del 1954, presa la decisione di riaprire la miniera, si incominciarono i lavori di preparazione per ripristinare le gallerie di ribasso Maria Bianca, Isabella e Costanza. Negli anni successivi vennero realizzati, oltre ai lavori di manutenzione, alcuni scavi d gallerie che rintracciarono soltanto antiche ripiene mineralizzate. Agli inizi degli anni "60 la ricerca fu sospesa, ma la Monte Amiata, non avendo rinunciato alla concessione mineraria,dopo sei anni di interruzione, riprese una piccola attività produttiva ed esplorativa della sezione Grossetello dove, con un esiguo numero di operai, furono eseguiti lavori di ricerca e di abbattimento attorno al vecchio pozzo Isabella. I lavori, anche se con scarso successo, continuarono sino alla prima metà degli anni "70 quando si decise di abbandonarli definitivamente. |
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