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                                                                                Miniera di Abbadia San Salvatore

 

        

 

       

Cenni Geologici-  Legata alla genesi di tutti i giacimenti amiatini, la mineralizzazione è potuta avvenire attraverso la risalita dei fluidi mineralizzanti che lungo faglie e fratture si sono diffusi nelle calcareniti, in parte dissolvendole e depositandovi il cinabro. In alcuni casi la mineralizzazione è sfociata nei terreni vulcanici, dando luogo a fioriture cinabrifere nelle quarzolatiti. La formazione geologica risulta essere composta dai seguenti terreni: a letto si trovano le argille policrome del cretaceo, sopra di queste si estendono gli stratificati del sottonummulitico, quindi vi si sovrappone il calcare nummulitico massiccio (bancone). Ancora a tetto si trovano gli stratificati sopranummulitici ed a copertura le argille verdi, galestri, che affiorano fino in superficie dove non sono ricoperte dalla coltre vulcanica. La mineralizzazione più importante è a carico degli stratificati del sopranummulitico. La potenza di questa formazione è estremamente variabile e la via di risalita della corrente mineralizzatrice è alquanto dispersiva, per cui si creano varie zone, anche distanti fra loro, che danno vita a vere e proprie colonne mineralizzate.

Cenni Storici-  I primi lavori di esplorazione nei dintorni di Abbadia San Salvatore cominciarono nel 1847 su iniziativa della Società Modigliani proprietaria della miniera del Siele. Le ricerche non ebbero successo e vennero abbandonate per essere riprese nel periodo compreso tra il 1873 e il 1888 dall'Ing. Teodore Haupt per conto del Dott. Scawarzenberg proprietario delle miniere del Cornacchino, del Morone e delle Solforate. Con queste ricerche, effetuate con scavi superficiali e con la costruzione di un pozzo, si incontrarono tracce di cinabro visibili ad occhio nudo ma in quantità insufficiente per avviare una attività estrattiva; le ricerche quindi furono sospese.  Solo nel 1897, con la costituzione da parte del conte Vittorio Rimbotti di una società per lo sfruttamento del mercurio con capitali tedeschi, i lavori riprendono. Le nuove esplorazioni e gli studi, affidati all'ing. Lotti, portarono all'individuazione di un esteso giacimento, suscettibile di una proficua coltivazione. Nel novembre dello stesso anno ad Abbadia arrivò lo staff tedesco che assunse la direzione tecnica e amministrativa della miniera. Il direttore Friedrich Amman diede subito forte impulso alle esplorazioni, promuovendo l'esecuzione di trincee, pozzetti e gallerie a piccola profondità sotto la superficie del suolo. Gli scavi erano ostacolati dalla presenza abbondante di acqua per cui vennero eseguite tre gallerie di scolo al fine di abbassare il livello della falda e rendere agevole il lavoro degli strati superiori prosciugati. Le ricerche furono concentrate principalmente nella zona ad ovest dell'abitato di Abbadia, nel tratto compreso fra la chiesa della Madonna e, più in alto, quella dell'Ermeta.  Contemporaneamente, vista la possibilità di una buona coltivazione, ebbe inizio la costruzione degli impianti metallurgici per il trattamento del minerale estratto. Con la collaborazione dell'ing. Vincenzo Spirek, direttore della miniera del Siele, si installarono quattro forni Cermak-Spirek di cui due capaci di trattare 25 tonnellate di minerale ciascuno e altri due più piccoli per il trattamento dei neri. A corredo dell'impianto metallurgico vennero costruiti magazzini di stoccaggio e stivaggio del legname usato come combustibile, un grande bacino d'acqua per il raffreddamento dei condensatori e una centralina idroelettrica per l'illuminazione dello stabilimento.       Il 31gennaio del 1899 si accesero i forni dando inizio alla produzione di mercurio metallico, che subito raggiunse le 1250 bombole.

I lavori negli anni successivi si concentrarono nella ricerca di un giacimento altamente produttivo e si aprirono, a nord e a monte del cantiere di estrazione, una serie di gallerie lungo i fianchi della formazione trachitica. Tali gallerie, contrassegnate nella loro successione dall'alto verso il basso con i numeri XI, XVI, XIX, e XX, dopo aver attraversato la trachite compatta, incontrarono il terreno caotico sottostante e successivamente i banchi di calcare nummulitico. Di esse la più importante fu la XIX, tracciata 5 metri più in alto e 50 metri più ad ovest della sorgente Acqua Passante.         Nel frattempo la Società Monte Amiata inizia una politica di espansione verso le altre miniere amiatine, acquisendo la miniera di Cortevecchia dalla società Santa Fiora Mercury.  Nel secondo semestre del 1914, quando l'Italia si affiancò alla Francia e all'Inghilterra nel conflitto contro la Germania e tutti i tecnici tedeschi abbandonarono Abbadia, la miniera venne militarizzata e tutta la produzione requisita dallo stato.  La Banca Commerciale Italiana diventò il primo azionista della società e venne eletto un nuovo consiglio di amministrazione che mise alla direzione della miniera e dello stabilimento metallurgico l'ing. Umberto Savoia.  Trascorso un periodo transitorio per la riorganizzazione dei lavori, a partire dal 1916 la produzione riprese di buona lena con un parallelo aumento della manodopera che nel 1918 raggiunse la 1236 unità.  Sempre in questi anni, in seguito al programma di ampliamento delle attività produttive deciso dal nuovo consiglio di amministrazione, si acquistarono prima le miniere del Cornacchino, del Morone e delle Solforate dagli eredi Schwarzenberg al prezzo di 3,3 milioni di lire ed in seguito le miniere di Bagni San Filippo dalla Società delle Miniere Cinabrifere.

L'attività della miniera proseguì con regolarità sino al 1930, anno in cui a causa della crisi del mercato internazionale del mercurio ed in corrispondenza con la generale crisi economica mondiale, si registrò una forte contrazione delle vendite e un forte calo dei prezzi con conseguente difficoltà, per la società, di proseguire l'attività mineraria. Nel 1932, con Decreto 8 agosto, il Ministero dell'Industria accolse la domanda della società Monte Amiata di cessare i lavori, il personale fu drasticamente ridotto e dimensionato alle necessità di manutenzione del sotterraneo durante il periodo di chiusura della miniera che avvenne il 31 agosto.  Dopo il passaggio della proprietà all' IRI, che elaborò un piano di salvataggio dell'azienda, alla fine di novembre del 1934 iniziarono i lavori di preparazione per la riapertura della miniera, che riprese a funzionare in pieno l'anno successivo.  Nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, l'attività produttiva proseguì normalmente fino al mese di luglio, per quanto ostacolata da difficoltà di rifornimento e da scarsità di manodopera. A partire da settembre la miniera fu costretta a lavorare sotto il controllo delle autorità militari tedesche e la giacenza di mercurio (30.000  bombole) venne sequestrata per ordine dell' Oberkommando der Wehrmacht.                                      Il calo dei livelli di produzione negli anni di guerra lasciò il segno: le requisizioni, le distruzioni, i licenziamenti e la carenza di materiali furono i motivi per cui alla liberazione la Monte Amiata si trovò con 117 milioni di lire di debiti.    Nel 1946 l'attività produttiva della miniera aveva recuperato i livelli produttivi dell'anteguerra con 30.000 bombole prodotte, un tenore del minerale di 1,04% e l'impiego di manodopera per circa 950 unità.                         Il ritmo produttivo, mantenutosi assai elevato negli anni, calò notevolmente durante il 1959 a causa delle prolungate agitazioni sindacali; infatti il 15 maggio dopo l'annuncio del licenziamento di 700 operai e 35 impiegati e dopo 5 mesi di agitazioni,  i lavoratori occuparono la miniera per più di 24 giorni.  La lotta dei minatori si concluse con un accordo sui cottimi, sui premi di rendimento e con l'accettazione da parte sindacale di una riduzione, seppur inferiore a quella programmata, della manodopera. Infatti 228 dipendenti, in cambio di una indennità di licenziamento straordinaria, furono costretti a dare le dimissioni volontarie e circa un centinaio di operai vennero licenziati.

Nonostante le incertezze sul futuro della miniera e del suo stabilimento metallurgico nel 1970 la direzione con un notevole sforzo finanziario costruì un nuovo forno tecnologicamente molto evoluto: il Nesa, in grado di trattare fino a 200 tonnellate di minerale al giorno. Esso non ebbe modo di funzionare a lungo in quanto, a partire dal 1971 esplose una crisi mondiale del mercurio a carattere irreversibile. Essa nacque principalmente dall'allarme scattato per l'inquinamento prodotto dal mercurio impiegato nell'industria chimica e in quella degli antiparassitari ("il pesce al mercurio"). Ciò indusse le nazioni industrialmente più progredite a emanare norme assai restrittive riguardo al suo uso, e spinse la tecnologia a ricercare prodotti sostitutivi. Al fattore ecologico si aggiunse poi la comparsa sul mercato di nuovi produttori, che operando in paesi in via di sviluppo, erano in grado di praticare prezzi di vendita molto bassi ed assai concorrenziali nei confronti dei produttori tradizionali. La Monte Amiata, trovandosi con un elevato stock di bombole invendute, chiese il ricorso alla Cassa Integrazione.  Mentre i sindacati dibattevano in sede Ministeriale per trovare una soluzione ai problemi economici e sociali dell'Amiata, le concessioni minerarie del Siele, della Società Mercurifera Italiana e della Monte Amiata passarono all' EGAM.  Nel 1974, dopo un convegno nazionale di minatori per sollecitare un piano minerario nazionale, la società mutò ragione sociale ed assunse la denominazione di Società Immobiliare e Finanziaria per Azioni (SIFA).   Ma l'anno successivo la miniera di Abbadia San Salvatore passò dalla SIFA alla Società Mercurifera Monte Amiata, azienda costituita appositamente dall' EGAM per rilevare tutti gli impianti minerari dell'Amiata e per riunire, in un'unica gestione, tutte le miniere di mercurio dell'area.   Nonostante alla fine del 1976 il mercato del mercurio mostrasse un discreto recupero, e un lieve aumento dei prezzi, e nonostante la ripresa della produzione della miniera di Abbadia, la crisi apparve irreversibile. Si decise di chiudere definitivamente la miniera e di operare una riconversione dell'attività mineraria in tutto il bacino mercurifero dell'Amiata.


                                              Minerali Rinvenuti


CINABRO - Si presenta comunemente sotto forma di aggregati microcristallini, con colorazione da rosso-fegato a rosso-scarlatto, nei quali i singoli individui sono cosi fittamente addossati gli uni agli altri, da costituire un insieme a struttura quasi saccaroide. Talvolta però, specialmente sulle superfici dei calcari marnosi grigiastri o all'interno di alcune venature compatte, è possibile osservare millimetrici cristalli idiomorfi perfettamente terminati aventi abito romboedrico, traslucidi, di colore rosso vivo e lucentezza adamantina.  
MARCASITE - E' il solfuro di ferro predominante, molto più frequente della dimorfa pirite. E' presente nei calcari sotto forma di piccoli cristalli prismatico-tabulari o con abito tozzo-prismatico a sezione rombica (5 mm.), spesso riuniti in formazioni globulari.  
METACINNABARITE - Ritrovata in pochissimi campioni sotto forma di croste microcristalline nere con lucentezza metallica, in associazione con cinabro e marcasite, su matrice calcarea biancastra.  
PIRITE - Abbastanza raramente si può osservare nei calcari in piccolissimi cristalli cubici con la caratteristica colorazione giallo-metallica.  
CALCITE - Oltre che in venature spatiche decorrenti in tutti i calcari, si presenta in forme ben cristallizzate che, in ordine di frequenza, possono avere abito romboedrico, abito prismatico e lenticolare. I cristalli sono spesso perfettamente incolori, mentre le dimensioni di norma non superano i 10 mm.  
DOLOMITE - E' presente, non molto frequentemente, sulla superficie di calcari bianco-giallognoli sotto forma di fitti aggregati cristallini romboedrici giallo-brunastri con lucentezza madreperlacea.  
Sono stati inoltre segnalati:  Mercurio nativo - Realgar

                                                                                                                                                    


 © 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati  - Ultimo aggiornamento  30/11/2005