Miniera dell'Abetina


Cenni
Geologici- Situata nel comune di Piancastagnaio, la miniera confina a
sud con le Solforate in un'area compresa tra il Borro del Salto del Lupo, il
Borro della Fonte di Jacomino e la strada provinciale n. 18. Le condizioni
geologiche dell'area mineraria sono abbastanza semplici in quanto i terreni
affioranti sono costituiti essenzialmente da scisti galestrini intercalati
da banchi calcarei interrotti. Da questa formazione, a nord/nord-est, affiorano
imponenti le formazioni di arenarie che hanno originato i rilievi della
Roccaccia e di Pampagliano. A sud prosegue la formazione degli scisti galestrini
nei quali sono comprese le masse calcaree alterate contenenti l'importante
mineralizzazione della confinante miniera delle Solforate. Le masse calcaree non
hanno una forma ed una giacitura ben definita ma risultano come frammenti di
banchi primitivi in seguito separatisi per il sollevamento dell'intera regione.
Queste condizioni geologiche sono quindi da attribuire ai movimenti orogenetici
cui è dovuta la struttura fondamentale di tutta la regione. Questi
processi risalgono al miocene superiore. La mineralizzazione, legata ad un più
ampio orizzonte, trova la sua ragione con il complesso vulcanico del Monte
Amiata ma antecedente ai processi orogenetici che ne modificarono l'assetto. I
lavori e gli studi nelle miniere delle Solforate prima, e dell'Abetina poi,
riportarono ordine sulle teorie, in quanto vennero chiaramente rinvenute le
spaccature da cui era risalita la corrente mineralizzatrice che aveva attaccato
le rocce depositandovi il cinabro.
Cenni
Storici- Anticamente, nel territorio del comune di
Piancastagnaio, ai confini con il comune di Castell'Azzara, esisteva una
bellissima foresta di abeti (Abetina), descritta anche nel 1700 da naturalisti
come il Micheli e il Santi. All'inizio del diciannovesimo secolo questa
foresta apparteneva al Cavalier Francesco Pellegrini di Piancastagnaio la cui
proprietà confinava a nord con i terreni dei fratelli Rosselli dove era
localizzata la miniera delle Solforate. I Rosselli, essendo convinti che
il loro giacimento si estendesse anche sotto "L'Abetina", cercarono invano di
acquistare i terreni del Pellegrini con i diritti di sottosuolo, ma questi
preferì conservare la sua splendida e secolare foresta.
Quando
scoppiò la prima guerra mondiale il governo Italiano requisì, per esigenze
belliche, l'Abetina e la concesse in sfruttamento alla ditta Feltrinelli di
Milano. Avendo notato, durante i lavori di abbattimento, tracce di cinabro
su alcune pietre, la società milanese si affrettò ad acquistare i terreni con i
diritti del sottosuolo e dopo aver costituito nel 1919 la Società Anonima
Mercurifera Italiana, iniziò il primo sfruttamento minerario e la prima
produzione di mercurio. Le ricerche, ostacolate dagli scioperi del
dopoguerra ripresero nel 1922 e nel 1925 la società, che nel frattempo aveva
cambiato ragione sociale denominandosi Società Ricerche Minerarie Argus,
cominciò a produrre il mercurio con forni Cermak-Spirek. Nel 1927 cambiò ancora
denominazione chiamandosi Mineraria Argus. Oltre alla miniera
Abetina, la società sviluppò lavori di ricerca nella zona della Roccaccia, ma i
lavori non vennero portati a termine nonostante le buone aspettative.
L'attività sia in miniera che nello stabilimento continuò quasi normalmente sino
al 10 giugno 1944 quando col passaggio delle truppe alleate, ogni attività fu
sospesa. Lo stabilimento non subì danni; tuttavia, per mancanza di
minerale i forni furono spenti ai primi di giugno. Nonostante l'integrità
degli impianti esterni, la mancanza di energia elettrica non permise di
effettuare i lavori di manutenzione necessari durante il lungo periodo di
inattività; ciò provocò alcuni danni in sotterraneo soprattutto al pozzo Bruzio
e Maestro. Soltanto a partire dal mese di settembre dell'anno successivo,
dopo aver realizzato i lavori di riadattamento dei pozzi danneggiati,
utilizzando l'energia elettrica di un piccolo gruppo elettrogeno, si potè
iniziare a coltivare il sottosuolo per estrarre quel tanto di minerale
sufficiente a riaccendere un forno Spirek. Alla fine del 1949 la società
Argus venne assorbita dal gruppo Armenise già proprietario delle miniere
del Siele; ma per molti anni sussisterà una divisione di comodo tra le due
miniere anche se in realtà furono sottoposte ad un unica gestione. Nel
1963 i vecchi forni Spirek, ormai pericolanti vennero demoliti e il minerale
estratto venne trattato nell'impianto metallurgico della miniera del Siele.
L'attività mineraria proseguì, in maniera ridotta, tuttavia i pozzi cominciarono
ad essere riempiti per evitare il franamento e molti minatori e operai
vennero trasferiti alla vicina miniera del Siele. Nel 1967 con
il trasferimento nominale della concessione, già intestata alla Società
Mineraria Argus, alla società Stabilimento Minerario Siele, l'attività
venne sospesa completamente e nel mese di agosto dello stesso anno il giacimento
fu dichiarato esaurito. Nel 1974, con Decreto Ministeriale del 21
novembre, la miniera passò alla Società Mercurifera Monte Amiata (SMMA)
che dopo averla assorbita assieme alle altre miniere del bacino, la chiuse.

| CINABRO - E' comunemente presente
sulla pietraforte sotto forma di croste e masse microcristalline con
viva colorazione rosso-vermiglia; spesso si osservano anche
microcristalli romboedrici lucenti riuniti in caratteristici aggregati
rotondeggianti, detti "fragole" (da notare che questa miniera ha fornito
in passato i migliori campioni dell'intero comprensorio amiatino). Molto
più raramente si presenta in microcristalli idiomorfi isolati, talora
anche trasparenti. |
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| MARCASITE - I cristalli (presenti
sia su pietraforte che su calcare) possono avere abito tozzo-prismatico
oppure prismatico-tabulare, talvolta a punta acuminata e riuniti in
belle formazioni a "cresta di gallo" di dimensioni superiori ai 10 mm.
La colorazione è giallo chiaro metallico nel minerale inalterato, più
spesso superficialmente bronzea per patine di ossidazione. |
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| PIRITE - In piccoli cristalli
cubici presenti su pietraforte, in stretta associazione con marcasite. |
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| QUARZO - Piccoli cristalli (3-5 mm.)
perfettamente incolori e limpidi con abito prismatico-allungato,
talvolta biterminati, su pietraforte, in associazione con dolomite,
calcite e cinabro. |
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| ARAGONITE - Si presenta in piccole
formazioni coralloidi di colore bianco candido associate a cinabro e
calcite. |
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| CALCITE - Cristalli incolori o
bianchi con abito prismatico, ricchi di facce sono presenti sul calcare
giallastro. Sulla pietraforte predominano invece gli individui
romboedrici incolori, che talvolta assumono abito lenticolare. |
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| DAWSONITE - Nella pietraforte
delle discariche il minerale è estremamente comune, però sempre molto
alterato, presentandosi esclusivamente in patine polverulente
biancastre. Campioni molto più interessanti si reperiscono su calcari ed
argille, per la presenza di formazioni microcristalline aciculari
fibroso-raggiate e di aggregati sferoidali aventi colore bianco candido
e tipica lucentezza sericea. |
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| DOLOMITE - Presente sia sulla
pietraforte che sui calcari in cristalli romboedrici bianchi con
lucentezza madreperlacea, spesso riuniti in aggregati selliformi. Le
formazioni sferoidali, molto comuni nell'adiacente miniera Solforate,
sono qui più rare, mentre frequente è una varietà ferrifera di colore
giallastro, sempre associata ad abbondante marcasite. |
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| GESSO - Piccoli cristalli incolori
in associazione con cinabro e dolomite. |
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| MILLERITE - Rinvenuta in piccoli
aghetti su dolomite e cinabro. |
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