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Miniera di Cerreto Piano
Cenni Geologici- La miniera di Cerreto Piano è impostata su un'ampia vallata di origine chiaramente alluvionale. Da un punto di vista idrologico essa è intersecata dallo scorrimento di due fossi, il Vivaio e il Turbone, a loro volta tributari del fiume Albegna. In linea generale il giacimento rinvenuto si estende su depositi sabbiosi pliocenici. Questi terreni poggiano sulla formazione del complesso dell'alberese. La mineralizzazione del cinabro (solitamente accompagnato da solfuro di ferro) risulta disseminata, nei vari livelli, di sabbia pliocenica che talvolta, laddove il minerale risulta maggiormente concentrato, si cementa, formando noduli concrezionari ("tozzi") ad alto tenore di Hg. Cenni Storici- La miniera è situata nel territorio di Scansano, in provincia di Grosseto, a sud-est del borgo di Pereta dal quale dista circa sei chilometri. Si racconta che il giacimento fosse stato scoperto nel 1898 dall'ing. E. Jasinsky che aveva alcune proprietà nella zona. L'ingegnere, che era un appassionato ricercatore, dopo aver rinvenuto casualmente alcune tracce di cinabro nella sua proprietà, iniziò subito i lavori di ricerca. Dopo la sua morte, avvenuta l'anno successivo, la moglie li fece riprendere. Furono realizzati alcuni pozzetti attraverso i quali si potè capire la natura del giacimento e nel 1909, dopo aver individuato uno strato di sabbie cinabrifere, si incominciò la coltivazione che permise di estrarre una quantità sufficiente ad intraprendere in loco il trattamento del minerale. Dopo questi risultati l'anno successivo si costruì un forno a storte per la produzione del primo mercurio. La miniera di Cerreto Piano, così come le vicine miniere di Antimonio di Pereta e di solfo delle Solfiere, era localizzata in un'area malarica con scarsa disponibilità di acqua. L'inevitabile sospensione dei lavori nella stagione estiva e i modesti profitti ottenuti indussero la signora Jasinsky, nel 1917, a vendere la miniera alla Banca Italiana di Sconto. Nel 1919, con la nuova gestione, venne impiantato un forno Cermak-Spirek per il trattamento dei minerali fini, ma a causa del fallimento della Banca, nel 1921, la miniera fu abbandonata. Nel 1927 la proprietà passò alla Società Italiana Anonima Mercurifera (SIAM) di G. Ricciarelli di Castell'Azzara, che riprese subito i lavori e che, nonostante le molteplici acrobazie finanziarie, riuscì a mantenere la miniera sino al 1939 quando la vendette al gruppo francese Armènise, lo stesso che poco dopo acquistò la miniera del Siele. La nuova amministrazione diede grande impulso alla miniera: si iniziarono subito nuove prospezioni, si costruì il nuovo pozzo Olga, e si iniziò la costruzione della ferrovia per il trasporto del minerale ai forni. Nel 1952 vennero apportate alcune modifiche ai forni per sostituire la combustione a legna con quella a nafta; questo cambiamento portò alla perdita di circa il 25% di mercurio creando grosse difficoltà alla direzione, tanto che l'anno successivo si riprese l'uso della legna come combustibile. Anche le coltivazioni che interessarono nuove concessioni diedero buoni risultati, ciò permise di riprendere la produzione, ma a partire dal 1954 lo stabilimento funzionò soltanto per metà anno (dal 1° luglio a metà dicembre) con un solo forno Spirek. Agli inizi degli anni "60 vennero abbandonati i vecchi forni Spirek e venne costruito un nuovo forno del tipo Pacific da 3 tonnellate/giorno per il trattamento del minerale ricco, sia cernito a mano, sia arricchito dal nuovo impianto di flottazione installato nel 1961. Nonostante l'introduzione del nuovo impianto di arricchimento, per la scarsa attività mineraria i forni continuarono a lavorare a ritmo ridotto. Il minerale incominciò a scarseggiare e, per recuperare qualche bombola, nel 1966 si sottoposero a trattamento persino le murature provenienti dalla demolizione dei vecchi forni Spirek. A partire dal 1968 si capì che l'esercizio di questa miniera stava diventando antieconomico per il progressivo impoverimento del giacimento; pertanto la società concessionaria nel mese di novembre del 1970 presentò la domanda di autorizzazione a sospendere i lavori, almeno per un anno, in modo da avere il tempo di decidere se riprendere o se abbandonare definitivamente le lavorazioni. Per questo motivo la miniera a fine anno fu occupata dai minatori che temevano la chiusura. Dopo dure lotte sindacali la SIAM, nel 1971, rinunciò alla concessione e da allora la miniera fu completamente abbandonata. |
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© 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati - Ultimo aggiornamento 30/11/2005 |