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Da " Viaggi per la Toscana " (1806) di Santi Giorgio In relazione ai giacimenti di Boccheggiano, risulta interessante il seguente capitolo del Santi........
.........Sulla cima di un alto poggio, le cui falde son rivestite di bei castagneti, è situato Boccheggiano. Questo Castello, l'ultimo da questa parte della provincia superiore, è della diocesi di Grosseto, ed è soggetto nel Civile al Podestà di Montieri, ed al Vicario Regio di Casole nel Criminale. Appartenne egli già alla potente famiglia dei Salimbeni di Siena, ma sommesso poi alla Repubblica fu sotto il Principato insieme con Montieri infeudato alla Famiglia dei Duchi Salviati, all'estinzione della quale cessò affatto il Feudo. Il numero dei suoi abitanti non giunge ai 700 e questi traggono la loro sussistenza da campi sativi, da vigne, da pascoli e soprattutto da estesi castagneti. Apparisce entro il Castello stesso in gran masse lo schisto lucentissimo bianco, e talor verdeggiante, che si frequente vedemmo ancora nei dintorni di Montieri. Sul più alto poi sorge fra le case la solita scogliera di breccia silicea rossa durissima, la quale interrotta per qualche tratto dallo schisto regna pur largamente per queste pendici, e specialmente si mostra al S.E. al luogo detto Castagnetino. Noi là raccogliemmo agatumi, cristalli di rocca aggruppati su matrici quarzose, tinti spesso e gli uni, e le altre dal Ferro, e dal Manganese assai abbondanti in questo paese, e qualche pezzo di macigno siliceo coperto di palline ematitiche di vario colore, e fra questi uno rivestito di patina iridizzante, e bellissima. Scesi al Fosso dell' Acqua Calda, (la quale forse tal già fu, ed ora è fredda) vedemmo nella destra sua ripa uno scasso, ove ci fu assicurato esservi già stato cavato il Minerale di Piombo, abbandonato poi per la gran profondità del suo sito, e per le spese eccessive, ch'ei costava. Ma noi non potemmo rilevar traccia alcuna di questa Miniera, e solo osservammo qualche rifioritura di Solfato di Ferro nel macigno siliceo, che ne costituisce l'ossatura. Risalendo a destra il poggio, arrivammo ad un luogo detto Sasso Ferrato. Qui trovammo copiose macerie di pezzi smossi, ora ammassati, or dispersi di Ferro per lo più ematico bruno, o limaccioso nerastro. I pezzi, che ne raccogliemmo, sono mammillosi lucenti, e tali da tenere un luogo non ignobile nella mia Collezione Senese. Quivi pur prendemmo alcuni solfuri di ferro globulosi di colore scuro all'esterno, e internamente gialli, cristallizzati e splendentissimi. Del resto si vede assai bene, che qui fu già cavato il minerale di ferro, e che la sua sterilità ne fece abbandonare l'impresa. Infatti ci racconta Vannuccio Biringucci nella sua Pirotecnica, che per ordine di Pandolfo Petrucci (che tiranneggiò la Repubblica Senese sulla fine del secolo XV e sul principio del XVI ) furon fatti costruire presso Boccheggiano vari Edifizi o Forni, nei quali si depurava il ferro dell'Isola dell'Elba, e quello ancora delle miniere vicine a quei forni. Ma queste ultime, dice il Biringucci, danno un minerale di ferro poco buono in qualità, ed in quantità per esser molto mescolato con altre sostanze metalliche. Il manganese, e il solfuro di ferro sono misti a questo minerale, e ne formano, il primo specialmente, quella sterilità, che il Biringucci accusa. Da Boccheggiano proseguimmo il nostro viaggio verso Prata, di là distante 3 miglia, e giuntivi smontammo a casa del Sig. Giulio Guicciardini. Il castello di Prata è compreso nella Provincia inferiore, e nella Diocesi di Volterra. Un Podestà, soggetto nel criminale al Vicario Regio di Massa, lo governa nel civile. La sua popolazione è di circa 800 anime, ma al solito dei luoghi di Maremma vi si aggiungono in inverno altri abitanti avventizzi che in estate emigrano. Prata posseduta già dai Pannocchieschi parve, ai Senesi, a causa delle sue miniere, cosa si importante, che appoco appoco con tutti i mezzi possibili se ne impadronirono affatto. Una piccola sollevazione le tirò addosso la vendetta della Repubblica, onde ne furono cacciati gli abitanti, il Castello fu distrutto, ed i beni territoriali furono incorporati allo Spedale grande di Siena. Leopoldo fece vendere modernamente i beni stessi ai Paesani, quali per altro, per i soliti giri, e prevaricazioni, poterono poco acquistarne, ed ora inefficacemente se ne dolgono. Ci mettemmo tosto a girar per il territorio, accompagnati da Masoncino, guida nota ai viaggiatori per questi luoghi, pratichissima dell'escavazioni e delle Miniere, ma fiaccata già dagli anni e dalle fatiche. Le gite furon assai disagiose per la natura dei luoghi, e per le distanze. Noi vi impiegammo tre giorni, ed ecco ciò, che vi osservammo. Il monte, sulla cui cima è situata Prata, è molto alto, ripido, scosceso, ed isolato: la pietra calcaria spongiosa ne forma l'ossatura. Al luogo detto La Gretaia vedemmo rocce considerabili, staccate, ed eminenti di diaspri varicolori. Quivi pure sono scavi fatti per trovare, e scandagliare le miniere di rame, e poi abbandonati. A Fontegrilli vi è una miniera di ferro, e vi trovammo separato da quella il solfuro di ferro, giallo lucente, e cristallizzato. Non molto lungi di là, nel luogo nominato Collipietra, frequentissima è la miniera di ferro, e non vi scorgemmo spesso spazi di suolo affatto spogliati d'ogni vegetazione: indizio di soggiacenti miniere metalliche. Egli è per altro vero, che Masoncino ci assicurava questo minerale di ferro poco fruttifero, per esser mescolato con antimonio. A noi parve piuttosto a colpo d'occhio che non l'antimonio, ma il manganese fosse la causa di questa sterilità, come si verificò poi da saggio fattone. Scendendo al torrente chiamato Fosso al Vadino, noi raccogliemmo solfuri di ferro neri, tissulari, e piccoli, incastrati perlopiù in pietre di varia natura. Subito poi passato il detto torrente nel salire al lato opposto, trovammo in copia il solfuro di ferro giallo, e lucente, e più su vedemmo macerie grandi di ossido di ferro varicolore, e più sovente nerastro, in siti affatto spogliati di vegetabili. Altri simili ammassi considerabili di detto minerale di ferro si videro, inoltrandoci per le piagge settentrionali di quel poggio al luogo detto il Roccone di Fontanelle. Al di sotto di quelle piagge vi è un torrente chiamato il Fosso dei Pozzini. C'inoltrammo su per il suo alveo per visitare le antiche cave di Monte Gai, e del Poggio dello Stregaio, monti che mettono in mezzo il suddetto torrente. Monte Gai offre alla vista gli avanzi delle antiche escavazioni, pozzi cioè, e cunicoli o gallerie, costruzioni insomma fatte con tutta l'arte, e senza risparmio di spesa, o di fatica, poichè queste miniere per l'argento, che se ne cavava, furon tenute in gran conto. Sono notabili fra quelle opere due cunicoli o gallerie orizzontali, che scavate nelle viscere del monte hanno la bocca o ingresso presso il torrente stesso. Di queste due bocche una dicesi la Porta al Ferro, l'altra la Tana del rumore. La porta al Ferro introduce in una galleria, in cui non si può inoltrarsi più di duecento passi in circa, incontrandosi allora acqua copiosa. Fu essa scavata in altri banchi di breccia di pietruzze calcarie angolose, fralle quali vedesi incastrato qualche pezzo di ferro limaccioso. Le sue pareti interne sono adesso tutte coperte di stalattiti, ed incrostazioni calcarie, di che gli stillicidi perpetui continuamente la rivestono. La Tana del rumore resta poco più su della Porta al Ferro, ed è chiamata cosi, perche ogni colpo o percossa, vi rimbomba straordinariamente. Il monte è pur forato e da altri cunicoli orizzontali, e da molti pozzi perpendicolari. Da queste miniere cavatasi, secondo la tradizione, l'argento. In fatti tanti cunicoli o gallerie, i pozzi frequenti, e assai profondi, tutte in somma queste opere difficili, laboriose, e dispendiosissime certamente furono adoperate non a cavar ferro, minerale vile e comune, ma un più prezioso metallo, qual è l'argento. Al sinistro opposto lato del Fosso dei Pozzini è come ho detto, il Poggio dello Stregaio. Anche questo è formato da cunicoli, e da pozzi profondissimi costruiti per estrarne minerale di piombo, che dava molto argento. In somma il territorio di Prata offre allo sguardo quasi in ogni lato avanzi, e vestigi di escavazioni anticamente fattevi con somma fatica, e con gravissimo dispendio per estrarne minerali, ed ora affatto abbandonate. Nel tempo, in cui la Toscana obbediva all'Imperator Francesco I vi fu spedito da Vienna un Colonnello Ingegnere delle Miniere d'Ungheria, e gli fu data l'incumbenza di visitare queste di Prata, di farvi le debite osservazioni, e di darne poi esatta relazione. Doveva questa determinare il Governo o a ripristinare gli antichi lavori, o a non pensarvi mai più. Masoncino, che allora assai giovine accompagnò nelle sue escursioni questo Commissario, ci rammenta con trasporto il seguito numeroso, i trattamenti magnifici, e la generosità principesca del Sig. Colonnello, il quale impiegava più gente, più spesa, e più tempo nei sui pasti, che nelle osservazioni. In mezzo a queste sue dolci rimembranze il povero Masoncino rimirandoci con occhio di pietà alzava le spalle, e sospirava. Egli era certamente un gran contrasto con le magnificenze del Sig. Colonnello il misero nostro equipaggio consistente in due magri cavalli, con poca vettovaglia nelle bisacce, e coll'assegnamento di dissetarci alla fonte, che si troverebbe. Quest'ultimo articolo specialmente non faceva punto comodo a Masoncino, a cui noi per certo non facemmo dimenticare le grandiosità del Commissario Unghero. Intanto la spedizione di colui costò forse ventimila zecchini allo Stato, e non si è più pensato alle miniere di Prata. Minerali di Boccheggiano.- Schisto bianco, e verdognolo lucentissimo = dentro il Castello Solita breccia silicea rossa = ivi. Aggregati di cristalli di rocca in matrici quarzose = al Castagnetino Questi cristalli sono nel loro inceppamento informi, ma diafani, e alla superficie esterna mostrano la piramide esaedra spesso regolarissima. Si la matrice, che i cristalli sono perlopiù tinti in bruno, ed in violaceo cupo dal manganese. Pietra silicea compatta con superficie rivestita di piccoli globettini o rossi o neri di ematite lucente, ed irridescente = al Sasso Ferrato. Ossidi di ferro ematico globuloso. I globettini, che lo accompagnano anche nella sostanza interna, sono neri, spesso lucenti, e taluni contengono Ossido rosso di ferro = ivi. Ossido di ferro ematico nero, in parte coperto di afflorescenza di ossido rosso di ferro = ivi. Questo, ed il precedente sono composti di Ossido di Ferro, Solfuro di ferro, e di Ossido di Manganese. Solfuri di ferro rotondi, neri all'esterno, lisci, e vivissimamente scintillanti: internamente cristallizzati, gialli, lucentissimi = ivi. Macigno siliceo coperto di patina iridizzante, e composta di globuli ematici bruni o rossi lucentissimi = ivi. Minerali di Prata.- Diaspro varicolore = alla Gretaia Ossido nero di ferro fragile, ed informe = a Fontegrilli Solfuro di ferro giallo, lucente, e cristallizzato = ivi. Minerale di ferro all'esterno, nero violaceo internamente, e formato di squamette. Egli è un composto di Ossido di Ferro, di Ossido di Manganese, e di piccola quantità di Solfuro di Ferro diminuito per decomposizione = a Collipietra. Ossido di Ferro nerastro = di sopra al Fosso del Vadino. Ossido di Ferro varicolore = ivi. Solfuri di Ferro neri, tissulari, piccoli, incastrati in pietre diverse = al Fosso al Vadino. Ossido di ferro o nero o varicolore = al Roccone di Fontanelle. ................................................................................................. |
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© 2005 -Tiberio Bardi -Tutti i diritti riservati - Ultimo aggiornamento 30/11/2005 |