Giacimenti di Boccheggiano - Campiano
Cenni
Storici - Boccheggiano è un paese in comune di Montieri, situato a 694
mt. s.l.m. e circondato da aspre vallate ricoperte di boschi, nonchè dai resti
di una lunghissima attività mineraria. Nato come castello agli inizi del XIII
secolo, appartenne (nel 1369) alla famiglia dei Salimbeni di Siena, passando
poi, insieme a Montieri, al feudo dei Duchi Salviati. Intorno a questo
castello, divenuto nel frattempo un paese, gravitarono fino a pochi anni fa le
lavorazioni minerarie a solfuri misti e pirite che lo hanno reso celebre.
Nei dintorni
del paese esistevano tracce di numerose antiche lavorazioni minerarie,
consistenti in depressioni, trincee, pozzetti e piccole gallerie, con relative
discariche; non si conosce però l'epoca in cui furono intraprese queste
lavorazioni. E' probabile, vista la vicinanza con Montieri, che già in
epoca etrusca fossero stati fatti tentativi per estrarre rame, galena e minerali
ferriferi; presumibilmente i lavori estrattivi ripresero intorno al XII e XIII
secolo. Sappiamo con certezza ( Vannuccio Biringuccio -"Pirotechna" ) che
alla fine del XV secolo, per ordine di Pandolfo Petrucci di Siena, si
costruirono presso Boccheggiano vari edifici e forni che lavoravano minerale
ferroso proveniente sia dalle vicine miniere, sia dall' Isola d'Elba. Verso la
metà del XVIII secolo, Giovanni Arduino fece scavare due gallerie al Molino del
Guscione, sulla sinistra del fiume Merse, con l'intento di ricavarne vetriolo.
Inoltre furono scavate gallerie al Podere delle Carbonaie, presso il fosso di
Cagnano, nonchè costruiti edifici e forni per la lavorazione e la fusione del
rame.
In seguito non
si hanno più notizie di importanti attività estrattive, fino al 1850, anno in
cui furono intrapresi nuovi lavori di escavazione ed esplorazioni profonde da
parte del Dott. F.Schwarzenberg, il quale però mori poco tempo dopo. Il Comm.
G.B.Serpieri, divenuto proprietario della miniera, dopo aver messo in evidenza
la consistenza del giacimento, la passò alla Soc.Montecatini, di cui era
presidente. Da questa società vennero intrapresi grandi lavori di ricerca e
preparazione che si protrassero fino al 1889, con risultati inattesi per quanto
concerneva l'estensione e la ricchezza del giacimento. Furono costruiti
fabbricati per abitazioni ed officine, nonchè impiantati stabilimenti per il
trattamento del minerale con il "sistema Conedera", mediante spezzatura
meccanica ( che in passato veniva eseguita manualmente). Il filone, almeno in
superficie, era compreso tra la valle del torrente Farmulla, verso sud, e quella
del Mersino, a nord. Tra le due valli scorre il fiume Merse, che è 200 metri più
in basso dell'affioramento posto sotto il paese di Boccheggiano. I lavori
si concentrarono nel tratto nord del filone, tra Boccheggiano ed il fiume Merse,
dove il giacimento si presentava per una più regolare e veloce coltivazione. Fu
costruito un piano inclinato da Boccheggiano al Merse, per allacciare i vari
livelli della miniera; inoltre vennero edificate una laveria ed una fonderia,
con due forni capaci di lavorare 60 tonnellate al giorno di minerale; gli operai
occupati superarono le mille unità.
Il minerale veniva suddiviso in, ricco (6-8% di rame) ed in povero (4% di rame).
Quello a più alta concentrazione era inviato tramite teleferica alla stazione di
Ghirlanda, da dove proseguiva, via ferrovia, fino a Follonica. Il minerale
povero veniva arrostito sul posto, lungo il fiume Merse; durante il trattamento
venivano disperse nell'aria circa 30 tonnellate di zolfo al giorno, sotto forma
di anidrite solforosa, e nelle acque del fiume residui ad alto tenore di metalli
pesanti, come antimonio, arsenico, piombo, rame e bismuto. Le scorie o "roste",
dilavate dalle acque piovane, formano quelli che ora sono conosciuti come i
calanchi rossi di Boccheggiano, visibili davanti all'ingresso della miniera di
Campiano. Nel 1891 il filone fu attaccato sia da sud che
da nord con gallerie a diversi livelli di coltivazione distanti tra loro in
verticale circa 30 metri. Il più basso livello raggiunto fu quello di 400 metri
s.l.m., in pratica 30 metri al di sotto della galleria di scolo, in cui venivano
pompate le acque di eduzione. Nella miniera di Boccheggiano-rame furono scavate
le gallerie, Elena, Luisa, Giovanna, Lauria, Ester, Fernando, Dechars, Acqua
calda, Marchita ed Orazia. Nel 1895 erano già stati scavati oltre 6 chilometri
tra gallerie e pozzi. Dai primi anni del '900 iniziò a
graduale chiusura dei vari cantieri della miniera, via via che in essi si
esauriva il minerale cuprifero, a cominciare da quelli più a nord del filone,
come: Bagnolo, Merse, Rigagnolo (dove rimasero le laverie) ed altri, gli ultimi
dei quali furono coltivati fino al 1914.
Calanchi rossi di Boccheggiano |
Miniere e Cantieri aperti nel Filone
Boccheggiano
Miniera Merse ( o
Boccheggiano-rame)
Miniera di Campiano
- Miniera Botroni
Cantiere Bagnolo
- Cantiere Valle Buia
Cantiere Cavagigli
- Cantiere Rigagnolo
Cantiere Molignoni
- Pozzo Baciolo
Cantiere Tana Volpe
- Pozzo Ballarino
Miniera Ritorto, o Fontalcinaldo
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Fu allora che
la Soc. Montecatini, per fare fronte alla richiesta di acido solforico, iniziò
lo sfruttamento delle lenti di pirite, del tutto ignorate dai precedenti lavori.
Riprese così la coltivazione dei cantieri di Valle Buia, Merse, Rigagnolo,
Molignoni, Cavagigli, Baciolo e Tana Volpe. Le lenti di pirite, che si
presentava generalmente in forma massiva o microcristallina, erano situate nella
parte più profonda del filone, che fu quindi coltivato fino alla quota
idrostatica di 345 metri s.l.m. (raggiunta negli anni quaranta). Poichè le
riserve di minerale sotto tale quota erano cospicue, si decise di costruire una
galleria di scolo, per drenare le acque delle varie miniere, i cui lavori furono
iniziati nel 1951. Questa galleria, iniziata da quota 82 metri s.l.m. in
località Perolla, sulla riva del torrente Carsia, fu scavata fino al Pozzo
Ballarino, con un percorso di 9014 metri, e venne continuata per altri 1750
metri, fino al contatto ad est con le argille scagliose. Durante i lavori furono
scavate due discenderie dall'esterno (una di 37 metri, l'altra di 58 metri) e
tre pozzi, sempre dall'esterno: il pozzo 1 (profondo 78 metri), il pozzo 2
(profondo 165 metri) ed il già citato pozzo Ballarino (profondo 370 metri).
Le rocce attraversate dalla galleria di scolo, dall'imbocco sul Carsia fino alla
fine, furono: Argille mioceniche, conglomerati, argille scagliose, evaporiti e
filladi. Durante la perforazione entro le evaporiti, fu riscontrata una piccola
lente di salgemma che risultò essere il primo ritrovamento in Toscana di
salgemma triassico. Nel 1955 (dopo che i lavori avevano portato a
comunicare con il pozzo Ballarino) furono iniziati i preparativi per il
drenaggio, con conseguente abbassamento del livello idrostatico dei vari
cantieri.
L'attività estrattiva fu ripresa a pieno ritmo nel 1956 e
continuò fino all'esaurimento dei giacimenti, che si verificò nel 1976; la
miniera di Boccheggiano rimase comunque per alcuni anni in regime di
manutenzione e venne chiusa definitivamente agli inizi degli anni ottanta. La
miniera di Campiano (entrata in produzione nel 1983) fu mantenuta in attività
fino al 1996.
Per quanto riguarda i dati produttivi complessivi, nel periodo 1889-1914 furono
estratte circa 1,5 milioni di tonnellate di minerale grezzo con tenori in rame
dal 4% all' 8%, mentre nel periodo 1906-1994 furono prodotte dai vari cantieri
alcune decine di milioni di tonnellate di pirite.
Cenni geologici delle mineralizzazioni a
Solfuri di rame - Il filone di Boccheggiano (o filone quarzoso cuprifero
di Boccheggiano) era impostato, per una lunghezza di circa due chilometri, dal
paese di Boccheggiano verso nord, lungo la "faglia di Boccheggiano" che mette a
contatto i terreni mesozoici (filladi e calcare cavernoso) con il flysch
calcareo marnoso. Il filone consisteva in una massa di quarzo disseminata di
calcopirite e pirite, con subordinati solfuri misti. Aveva direzione da NNO a
SSE, con inclinazione di circa 45° verso est e si era formato in corrispondenza
di una zona brecciata, per sostituzione di quarzosulle rocce carbonatiche del
flysch. In proiezione orizzontale la massa filoniforme non era propriamente
rettilinea ma, dal Poggio di Valle Buia, deviava verso ovest e possedeva uno
spessore che variava da 1 a 25 metri. In alcuni tratti, come tra Boccheggiano e
la Merse Savioli, poteva essere seguita in affioramento. Oggi, a causa di
vasti franamenti di coltivazione che si sono succeduti lungo tutta la sua
estensione, la formazione filoniana non risulta più osservabile in affioramento,
tranne che in corrispondenza di un taglio lungo l'incisione della valle del
fiume Merse.
Il giacimento
poteva essere suddiviso in due tipologie abbastanza distinte, sia per le specie
e la distribuzione dei minerali racchiusi, sia per la natura litologica delle
rocce del letto. Nel tratto più meridionale, dal torrente Farmulla al paese di
Boccheggiano, il filone riposava sul calcare retico e presentava potenza
molto irregolare, infatti in alcuni punti misurava fino a 15 metri, mentre in
altri si assottigliava , fino a scomparire. I lavori antichi, che penetrarono
nel calcare retico, arrivarono ad isolare due colonne di minerale aventi 8-10
metri di potenza, formate da calcopirite, galena, sfalerite e pirite. Il tratto
nord del filone presentava maggiore uniformità; la massa quarzosa riposava su
micascisti del permiano ed era intensamente mineralizzata.
Qui vennero isolate tre colonne ricche di minerali di rame, con tenori fino al
12%: la prima, che passava per Valle Buia, era stata riconosciuta per 80 metri
ed era composta da calcopirite; la seconda, che si incuneava sotto il letto del
fiume Merse, aveva anch'essa una continuaità di circa 80 metri ed era formata da
calcopirite con poca galena; la terza colonna, situata un poco più a sud, era
quella con maggior tenore in rame, sotto forma principalmente di calcocite
contenuta in quarzo friabile, associata a pirite. In tutte le colonne del
filone il tenore in rame decresceva progressivamente con la profondità.
Cenni geologici delle mineralizzazioni a pirite -
Le mineralizzazioni a pirite di Boccheggiano hanno interessato un'area molto
vasta, che si estendeva dal Poggio di Valle Buia per circa 5 chilometri in
direzione SSE, fino a pozzo Ballarino. Alcune mineralizzazioni erano presenti
direttamente entro il filone di Boccheggiano (per esempio nel cantiere Bagnolo)
in quanto nelle colonne di minerale cui abbiamo in precedenza accennato, specie
nella parte settentrionale del filone, si trovavano ampie zone mineralizzate a
sola pirite, generalmente localizzate a letto.
Altre manifestazioni piritifere costituivano invece grosse lenti
lungo faglie longitudinali. Siamo in presenza di una monoclinale, interessata da
una serie di faglie longitudinali di distensione e troncata ad est dalla grande
faglia di Boccheggiano. La monoclinale è costituita dalle filladi sulle quali
poggia il calcare cavernoso; nella zona sud di questa struttura, tra le filladi
ed il calcare cavernoso, si interpongono le evaporiti (anidrite e dolomia) da
cui il cavernoso deriva. Il minerale era presente nel calcare cavernoso o nelle
evaporiti, a contatto con le filladi, lungo le faglie longitudinali sopra
citate. Per quanto concerne la genesi di questi giacimenti, secondo Tanelli
"la composizione isotopica dello solfo ed il rapporto Co/Ni nella pirite"
fanno si che "sembrano rappresentare delle mineralizzazioni epigenetiche
idrotermali formatesi durante l'evento Appenninico". La pirite si poteva
presentare in forma cristallina oppure massiva, con poca ganga calcitica e lo
sterile era formato da calcare o anidrite. Le masse mineralizzate erano nette ed
in molti cantieri erano situate in profondità, al di sotto delle concentrazioni
dei minerali cupriferi. Ad eccezione dei giacimenti di Campiano e di Bagnolo,
tutte le manifestazioni piritose sono state completamente esaurite dai lavori di
coltiazione.

| ANDRADITE - In cristalli di piccole dimensioni, di
colore bruno-giallastro, con abito rombododecaedrico, associata ad
Hedembergite ed epidoto, rinvenuta nella miniera di Pozzo Baciolo. |
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| ANGLESITE - Si presenta in cristalli limpidi
(dimensioni fino a 3 mm.), con abito prismatico allungato, entro le
geodi della galena massiva; nella miniera di pozzo Baciolo. |
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| ANIDRITE - Cristalli paragonabili a quelli rinvenuti
a Campiano, eccezionali per dimensioni (oltre 50 cm.) e perfezione delle
forme, non sono mai stati osservati nelle altre miniere del gruppo di
Boccheggiano Gli unici individui di grandi dimensioni (15-20 cm.)
provenivano da pozzo Ballarino e risultavano completamente ricoperti da
piccoli cristalli di solfo e calcite. Nelle miniere di Rigagnolo e
Bagnolo erano presenti cristalli tabulari, opachi, che non superavano i
3 centimetri. |
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| ANKERITE - Piuttosto rara, si presenta sotto forma di
piccoli cristalli romboedrici bianco-avorio, come pseudomorfosi di
individui di anidrite, talvolta in associazione con cristalli di
celestina. (cantiere Rigagnolo). |
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| ARAGONITE - Era presente pincipalmente nel cantiere
Rigagnolo, dove nei periodi di attività, sono stati rinvenuti anche
campioni di grandi dimensioni formati da cristalli prismatici allungati,
di oltre 15 centimetri e quasi sempre colorati in verde (in passato
erroneamente classificati come stronzianite o aragostronzianite); più
raramente la colorazione è bianco-candida o celeste, per la presenza di
sali di rame. Il minerale può presentarsi anche in formazioni
mammellonari od in piccoli cristalli bipiramidali bianchi e risulta
associata a gesso, pirite e calcite. Possiede fluorescenza vivamente
rossa agli U.V. |
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| AURICALCITE - Aggregati di cristalli lamellari
sericei, con colorazione da celeste-carico a celeste-pallido, che
formano rosette di 2-3 millimetri di diametro, su smithsonite ed
emimorfite. (Miniera Botroni). |
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| AZZURRITE - Presente in cristalli nei vecchi lavori
di Boccheggiano-rame e nella miniera Botroni, in patine, croste o
granelli. |
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| BARITE - Rinvenuta raramente sotto forma di cristalli
tabulari biancastri, opachi, che talvolta si presentano in associazioni
parallele. Le dimensioni variano dai 2-3 mm. fino a 20 mm. e la matrice
può essere calcarea od anidritica. (Cantiere Rigagnolo e Pozzo 2 ). |
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| BISMUTINITE - E' stata osservata in forma di
esili aghetti di colore grigio-piombo su rosette di ematite od
inclusioni nell'ematite stessa, associata a pirite, calcopirite,
sfalerite e galena, nel cantiere Rigagnolo. E' stata rinvenuta anche in
masserelle granulari, in associazione con bismuto nativo. Segnalata pure
nei cantieri del Fosso Pitordini, nella miniera di Boccheggiano-rame. |
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| BISMUTO - Si presenta in sottili laminette di colore
grigio argenteo con viva lucentezza metallica, su bismutinite. |
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| BORNITE - Non è mai stata trovata in cristalli,
mentre è abbastanza comune (nel cantiere Molignoni) in forma massiva,
associata a calcopirite, pirite e covellite. |
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| CALCANTITE - In croste o piccole stalattiti di colore
verde-azzurro, nelle vecchie gallerie del cantiere Bagnolo. |
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| CALCITE - Da pozzo Ballarino sono usciti campioni
notevoli, con cristalli scalenoedrici opachi, lunghi anche 40 mm., su
cristalli di pirite. In scalenoedri bianchi di 4-5 mm., è stata reperita
anche a Rigagnolo. Aggregati cristallini a "testa di chiodo" od a
"farfalla", con individui di circa 20-30 mm., provenivano da Molignoni.
Il minerale si presentava anche sotto forma di fitti aggregati di
piccoli cristalli scalenoedrici di colore verde-mela, nonchè in
individui romboedrici biancastri. |
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| CALCOCITE - Era il famoso "rame nero " dei minatori;
riscontrata anche in cristalli, generalmente trovata in forma massiva,
associata a bornite e calcopirite, nel cantiere Molignoni. |
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| CALCOPIRITE - Abbastanza comune, in forma massiva, è
decisamente più rara in cristalli distinti con abito bisfenoidale e
dimensioni di pochi millimetri. Era il principale minerale per
l'estrazione del rame nelle vecchie coltivazioni. |
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| CELESTINA - E' stata in passato rinvenuta in
cristalli anche di notevoli dimensioni (fino a 20-30 mm.), con abito
tabulare, da bianchi-opachi a celeste-chiaro, fino ad incolori-trasparenti. Gli individui più grandi provenivano da Rigagnolo
e Pozzo Ballarino. |
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| CERUSSITE - Osservata raramente in piccoli cristalli
tabulari allungati e striati, talora geminati, limpidi od opachi, nelle
geodi della galena massiva. (Miniera Botroni, Pozzo Baciolo). |
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| COPIAPITE - Si presenta sotto forma di aggregati
terrosi, anche di notevoli dimensioni, costituiti da esili aghetti
giallo-rossastri. Si è formata nelle discariche degli impianti di
flottazione della Miniera di Ritorto (o Fontalcinaldo). |
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| COVELLITE - Patine e masserelle iridescenti di colore
blu, su calcopirite massiva. |
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| CUPRITE - Presente nella miniera Merse (o
Boccheggiano-rame) in cristalli cubici, con dimensioni non superiori a 2
mm., dal consueto colore rubino, su rame e gesso. |
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| DOLOMITE - In aggregati "selliformi" (dimensioni fino
a 3 mm.) di colore ocra, associata a pirite e galena, nonche in
cristalli romboedrici bianchi (pozzo Baciolo). |
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| EMATITE - Si presenta esclusivamente sotto forma di
aggregati lamellari 'fogliacei' od a 'rosetta'; può essere in
associazione con pirite, quarzo, magnetite e, molto raramente,
bismutinite. E' stata segnalata a Valle Buia, Ritorto, Molignoni,
Rigagnolo e nella miniera Merse. |
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| EMIMORFITE - In cristalli prismatici appiattiti, ben
terminati, isolati o riuniti in aggregati a ventaglio oppure raggiati,
incolori e limpidi, talora lucenti, con dimensioni di 3-4 mm., associati
a rosasite ed auricalcite. (miniera Botroni). |
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| EPIDOTO - E' stato raramente osservato, a pozzo
Baciolo ed al cantiere Rigagnolo, sotto forma di cristalli prismatici
appiattiti di colore verde-pistacchio, associato a piccoli individui di
granato andradite. |
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| EPSOMITE - Questo solfato si presenta molto
frequentemente in incrostazioni o afflorescenze formate da millimetrici
cristallini sericei biancastri, associato a melanterite (cantieri di
fosso Pitordini, nella miniera Boccheggiano-rame). |
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| FLUORITE - Comunemente si presenta in cristalli
malformati biancastri, opachi, con facce scabre e dimensioni fino a 10
millimetri; più raramente in cristalli cubici limpidissimi od in
ottaedri opachi di pochi millimetri (cantiere Rigagnolo, pozzo Ballarino,
pozzo Baciolo). |
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| GALENA - Non molto comune, si rinviene normalmente in
forma massiva, associata a sfalerite e pirite, anche se in passato non
sono mancati ritrovamenti di cristalli cubici con dimensioni
centimetriche o cubottaedrici di pochi mm. I cantieri dove si
riscontrava più frequentemente sono: pozzo Baciolo (in associazione con
sfalerite, anglesite e cerussite), pozzo Ballarino (in associazione con
pirite) e Rigagnolo (in associazione con sfalerite, pirite ematite e
bismutinite). |
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| GESSO - Presente per lo più in forma massiva od in
piccoli cristalli aciculari (Fontalcinaldo, Rigagnolo). Cristallini
molto limpidi con abito tabulare, associati a siderite e fluorite, si
osservano al pozzo 2 della galleria di scolo. A pozzo Ballarino, nei
periodi di attività estrattiva, sono stati rinvenuti cristalli di
maggiori dimensioni (fino a 60 mm.) con abito pinacoidale, simili agli
individui presenti a Niccioleta. |
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| GOETHITE - Minerali molto comune, può dare luogo ad
incrostazioni brunastre su cristalli di quarzo od a formazioni
botroidali, in associazione con ematite e pirite limonitizzata (cantieri
di Boccheggiano-rame, Botroni, Cavagigli). |
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| HEDENBERGITE - In aggregati bacillari od in masse
fibroso-raggiate di colore grigio-verde, nei cantieri Rigagnolo e
Baciolo. |
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| LIMONITE - E' sempre presente nel cappellaccio dei
giacimenti a pirite, in forma terrosa o concrezionata, frammista a
goethite ed ematite; spesso sostituisce i cristalli di pirite. E' comune
in tutti i cantieri. |
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| MAGNETITE - Questo ossido di ferro, abbastanza
anomalo nelle mineralizzazioni continentali della Toscana meridionale, è
stato estratto in quantità notevoli nella miniera di Ritorto
(o Fontalcinaldo), associato ad ematite e pirite. Si presenta in forma
massiva, anche se occasionalmente sono stati osservati piccoli cristalli
di dimensioni inferiori ai 2 mm., e spesso possiede attività magnetica
naturale (magnetite "magnetopolare" o calamita naturale). |
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| MALACHITE - Piccoli ciuffi verdi, formati da
aggregati di cristalli aciculari, che accompagnano la calcopirite, in
associazione con rosasite ed emimorfite, sono stati osservati alla
miniera Botroni. Negli altri cantieri il minerale è reperibile soltanto
in croste e spalmature. |
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| MARCASITE - Non molto comune in cristalli, che
presentano abito tabulare e dimensioni fino a 4 mm., è stata rinvenuta
più frequentemente nella forma globulare, detta anche "Melnikovite". |
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| MELANTERITE - Masserelle o
ciuffetti di colore verde-celeste, derivanti da alterazione di pirite.
E' stata trovata, in associazione con epsomite, nel cantiere di fosso
Pitordini (Boccheggiano-rame). |
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| PIRITE - In genere questo
minerale, che veniva accuratamente evitato nelle lavorazioni antiche,
non si osserva, tranne qualche eccezione, in belle cristallizzazioni. Si
presentava infatti in forma massiva, granulare od in cristalli
malformati e compenetrati nel quarzo. Soltanto dai cantieri di pozzo
Baciolo, pozzo Ballarino e Rigagnolo sono usciti campioni notevoli, con
cristalli fino a 50 millimetri, associati a sfalerite, galena, gesso,
calcite ed aragonite. Le forme cristalline più comuni sono il cubo ed il
cubottaedro, mentre più raro risulta il pentagonododecaedro (cantieri
Tana Volpe e Rigagnolo). |
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| PIRROTINA - Era presente nel
cantiere Rigagnolo e a pozzo Ballarino sotto forma di cristalli
esagonali, con dimensioni non superiori al centimetro, riuniti talvolta
a formare dei 'pacchetti', in genere su quarzite oppure inglobati nella
calcite. |
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| QUARZO - Alquanto raro in belle
cristallizzazioni, sebbene il filone entro cui erano impostate tutte le
lavorazioni fosse proprio un filone quarzoso. Si presenta comunemente in
cristalli biancastri, opachi, malformati o schiacciati sulla matrice,
ricoperti da patine rossastre di ematite. Le forme più limpide
provengono dalle cavità del calcare cavernoso, ma i cristalli misurano
al massimo 10-15 millimetri. Cristalli verdi (per inclusioni di
clorite), opachi, sono stati rinvenuti al cantiere Molignoni. Molto rara
la varietà "ametista", in piccoli cristalli. |
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| RAME - Alcuni anni fa venne
rinvenuto un blocco di rame nativo in matrice di calcare cavernoso con
tracce di anidrite: si presentava sotto forma di dendriti e masse
fogliacee, con un peso di circa 2 chilogrammi; fu rinvenuto in un
affioramento in posto nella miniera Botroni. Altri piccoli campioni di
sono stati trovati anche nei cantieri della miniera Boccheggiano-rame. |
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| ROSASITE - Si presenta in sferule
di colore celeste più o meno intenso, con dimensioni fino a 2
millimetri. E' stata trovata in pochi campioni, associata ad auricalcite,
emimorfite e malachite, nei cantieri della miniera Botroni. |
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| SFALERITE - Abbastanza comune in
forma massiva o spatica, ma alquanto rara in cristalli ben formati, è
presente nelle discariche di Rigagnolo, Molignoni, Botroni, Baciolo
(dove è molto frequente in associazione con galena), Ballarino e Pozzo
2. Il colore può variare dal nero (varietà marmatite) al bruno, dal
rossastro al verde. I cristalli, con dimensioni massime di circa 20
millimetri, non si presentano quasi mai netti e lucenti, ma formano
ammassi compenetrati di molti individui, con abito tetraedrico e spigoli
smussati, spesso geminati. Risulta associata a galena, calcopirite,
pirite, quarzo, calcite e fluorite. |
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| SIDERITE - Piccoli cristalli
rossastri, in associazione con gesso, fluorite, galena, sfalerite e
pirite, rinvenuti nelle discariche del pozzo 2 della galleria di scolo
di Boccheggiano. |
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| SMITHSONITE - Comunemente si
presenta in forma massiva, anche se non mancano campioni in cui si
possono osservare aggregati globulari lucenti e traslucidi o piccoli
cristalli romboedrici trasparenti (miniera Botroni, pozzo Baciolo). |
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| TETRAEDRITE - Minerale molto raro,
è stato rinvenuto nei periodi di attività estrattiva sotto forma di
cristalli nerastri con il classico abito tetraedrico, di dimensioni non
superiori a 5 millimetri, in associazione con fluorite e calcite
(cantiere Rigagnolo, pozzo Baciolo ). |
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| ZINCITE - Minerale rinvenuto
recentemente, molto raramente, in piccole masserelle ed esili venature
di colore violaceo nelle discariche del pozzo Ballarino, in associazione
con calcite e pirite. |
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| ZOLFO - In piccoli individui (2-4
millimetri) che ricoprono letteralmente grandi cristalli di anidrite; è
presente anche in incrostazioni su pirite e gesso, nonchè, in forma
massiva, su calcare. I migliori campioni provenivano da pozzo Ballarino. |
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