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Le antiche miniere del Torrente Zanca Il Torrente Zanca nasce dalle parti di Niccioleta, attraversa il pian dei Muccini e scende rapidamente verso Montoccoli, dove poco dopo, si congiunge con il Fosso dei Noni, per poi proseguire (prendendo il nome di quest'ultimo) nella pianura sottostante al castello di Pietra, dove confluisce nel fiume Bruna. Il suo corso scorre al centro della zona compresa fra Niccioleta e Capanne, dove vi è un susseguirsi di testimonianze di lavori minerari passati e recenti. Sul percorso iniziale di questo torrente fu attiva la ferrovia di Val D'Aspra, lunga quattro chilometri, per il trasporto del minerale dalla miniera omonima alla stazione ferroviaria di Ghirlanda. La parte di questo torrente storicamente più interessante fu quella sull'impervio e quasi inaccessibile tratto compreso dal ponte sulla strada Ghirlanda-Perolla fino alla confluenza del Noni. Lungo questo tratto, in ere geologicamente antichissime, le acque, correndo lungo una faglia (conosciuta ora come faglia di Montoccoli), erosero la valle, mettendo in vista i filoni di minerale, che andavano da est verso ovest. Questa erosione consentì agli etruschi di rintracciare facilmente tali affioramenti di minerale ed aprire così alla destra e alla sinistra orografiche del torrente le più importanti miniere degli antichi. Scendendo lungo la valle, si incontrano i resti delle antiche miniere di Poggio al Montone e quelle di Castellaccia. In passato, gli esperti minerari Haupt e Rovis studiarono questi antichi lavori e rintracciarono 300 scavi a Serrabottini e ben 400 sul Poggio al Montone. Questi pozzi (noti come pozzini o bottini) consistono in buche cilindriche, di un diametro inferiore ai novanta centimetri, con una profondità stimata di circa quaranta metri; in essi passava appena una persona. Con questi 'pozzini' gli antichi minatori cercavano di raggiungere il contatto fra le argille scagliose ed il sottostante calcare del retico. L'ubicazione dei lavori veniva eseguita sulla base di un vero e proprio rilievo geologico, in cui veniva posta l'attenzione fra gli affioramenti esterni, l'inclinazione dello strato e l'eventuale profondità del contatto sottostante mineralizzato, che veniva raggiunto scavando i pozzini nel galestro. Il minerale estratto veniva portato a giorno a spalla in sacchi di pelle di bufalo o bolge. Questi antichi pozzini si trovano per lo più localizzati nella zona nord-est del Poggio al Montone, mentre alla destra orografica dello Zanca, nei pressi del podere Castellaccia, vi sono i resti dei lavori effettuati durante la ripresa mineraria ottocentesca. I lavori nella miniera della Castellaccia (i più imponenti nel tratto della valle dello Zanca da Ghirlanda a Montepozzali) vennero effettuati durante l'ottocento mediante pozzi affondati fino a 90 metri (Poggio al Montone), o mediante gallerie (Castellaccia). Lo scopo di tali lavori era di esplorare, in profondità, le rocce sottostanti ai vecchi pozzini degli antichi in cui si rinvenivano filoni piombo-argentiferi a ganga calcarea accompagnati da un po' di blenda. Fu dato incarico di dirigere i lavori della miniera della Castellaccia al tecnico minerario Giovanni Rovis, di Hannover. Costui partendo dal letto dello Zanca, dove vi erano le tracce di un ricco filone, aprì più di tre chilometri di gallerie. Nel 1856 prima di valutare le riserve del minerale, venne realizzata alla Castellaccia una vasta laveria ed una fonderia. Purtroppo, lo stabilimento funzionò per poco tempo, in quanto la miniera fu chiusa nel 1860. Riaperta poi nel 1880, venne scavata un'altra galleria lunga 700 metri, nota con il nome di "galleria del Leccione". Con quest'ultima galleria tutte le zone coltivate con gli antichi pozzini vennero raggiunte nel sotterraneo. Scendendo ancora la valle dello Zanca si giunge così alla confluenza con il Noni. In questa zona sottostante i poderi Montoccoli e di Montoccolino un grosso filone quarzoso con impregnazioni metallifere ( galena, blenda, pirite e calcopirite ) si incunea nella collina. In questi luoghi furono localizzati gli antichi forni fusori massetani di epoca medioevale. E' possibile che parte degli antichi lavori furono cancellati da lavori più recenti; infatti qui fu aperta e coltivata la miniera di Campivecchi, che rimase in attività fino al 1947. I resti di questa antica miniera sono ancora ben visibili nel bosco a destra dello Zanca. La miniera coltivava l'affioramento nella parte sud del filone "Montoccoli", dove vennero eseguiti numerosi pozzi e gallerie con i quali si rintracciavano le vene a pirite. Esiste certamente una continuità storica di lavorazioni lungo il torrente Zanca, con le quali, durante la varie epoche di attività mineraria, furono coltivati tutti i filoni di minerale affioranti. In questi luoghi, l'epoca che diede risultati inferiori alle aspettative fu certamente quella modena, poichè i vari tentativi di apertura di miniere non ebbero i risultati sperati. Ippolito Bocci, che alla fine dell'ottocento era direttore di queste miniere, scrisse: " La miniera della Castellaccia e di Poggio al Montone, risalgono, come in genere tutte le miniere del massetano, a tempi remotissimi, ed i nuovi non hanno fatto fin qui che rifrugare nei terreni già esplorati, ed in gran parte sfruttati dai vecchi. "
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